martedì, ottobre 11, 2005

Ferite visibili


Questa città ha un'aria di casa. Si passa, camminando, da zone altamente turistiche a vicoli stretti e bui. Aria di Medioevo vicino a vento rinascimentale.

La cattedrale è impressionante, con il suo patio a cielo aperto e la navata gigantesca sulla testa. I sepolcri sui quali cammini ti danno un senso di angoscia. Quando ne esci e vedi il sole accecante, sembra tutto dimenticato, lontano.
Ma, come spesso accade, non riesci a lasciarti tutta quanta la sofferenza alle spalle; i pensieri non si cancellano con un colpo di spugna. Uscendo dalla cattedrale guardi un po' meglio i magnifici palazzi attorno e vedi le ferite visibili di Barcellona, quasi nascoste agli occhi cieci dei turisti: fori di pallottole.


Di fronte alla cattedrale

Nelle Ramblas, anarchici e compagni di Orwell del POUM sparavano sugli edifici di fronte, a venti metri di distanza, occupate da comunisti e socialisti; questi vicoli del vecchio Barrio erano, durante la Guerra Civile, campo di battaglia. Lungo le strade almeno il 30% degli uomini aveva un fucile, anche se erano senza uniforme. Una guerra di simboli, con bandiere rosse o coccarde nere.
In questa stessa città, nelle stesse strade che ora percorro e che sono talmente lontane da quei giorni, mi ritrovo a pensare alle ferite che ci hanno fatto diventare quello che siamo.

1 commento:

asteria ha detto...

e che stanno tentando di farci dimenticare...