lunedì, ottobre 30, 2006

La scoperta dell'acqua calda

Stamattina è stata come un'illuminazione! Le difficoltà nel legare (in tutti i sensi) con la popolazione locale hanno una ragione e finalmente vi ho messo il dito sopra! (o almeno su parte di essa).

Stavo pensando di invitare a cena un paio di amici. Oddio, amici...
Stavo pensando di invitare a cena un paio di persone con le quali esco da più di un anno e con le quali -in teoria- dorei stare in confidenza. Poi ci ho ripensato: suonerebbe strano a loro e anche a me.
Il fatto non è che non siamo amici (andiamo d'accordo e ci fa piacere vederci -o almeno così pare), ma non stiamo in confidenza. Forse con Q. un poco, si, ma sicuramente non con V. Colpa mia che all'epoca non ci ho provato con determinata convinzione (tentare di sedurre una donna aiuta a rompere il ghiaccio... generalmente). Pensate che ho considerato una grande vittoria il fatto che lei si sia proposta di parlarmi catalano per farmi praticare! Ai nostri tempi o dalle nostre parti una grande vittoria sarebbe stata una cena a lume di candela o un invito a passare il weekend in campagna, con presentazione di tutta la famiglia che ti dice: "Ritorna quando vuoi, gli amici di nostra figlia sono sempre i benvenuti".
Che differenza!
Ecco, il punto è questo. Con tutta questa bella gente non abbiamo mai parlato di noi. Di noi stessi, intendo.
Sicuramente l'ho fatto io, nelle mie maniere contorte, ma anche scherzando oppure perché la mia vita è di dominio pubblico. Dall'altro lato, niente.
Non sto dicendo di "fare la cronaca" della propria vita, ma di discutere di sé ascoltando l'opinione dell'altro, mettersi sul tavolo insomma.

Dal momento dell'illuminazione non faccio altro che valutare i miei rapporti con le persone che ho conosciuto. Come mai sono amico dell'uno e non dell'altro? Cosa ci blocca?
Non so ancora dire se si tratta della causa o dell'effetto di un legame, il fatto di raccontarsi, ma sicuramente è parte integrante di un rapporto e dell'attrazione reciproca.

Con E.? Come mai ho un rapporto affettivo con lui visto che non parla? Vivendoci assieme non c'è bisogno di parlare... anche se a volte non guasterebbe. Siamo come parenti: viviamo assieme e leggiamo l'umore dell'altro tutti i giorni nei gesti e nelle parole.
Con A. siamo molto amici perché c'è un confronto quasi continuo, fatto di scherzi e altro. Un rapporto di amicizia normale.
Mi sento perfettamente a mio agio quando parlo con S. perché parla di sé. Caspita! Non è possibile che nell'aprirsi vi è la chiave di volta dei rapporti umani?!? Sembra essere la scoperta dell'acqua calda! Però è vero che con mia figlia non mi faccio più paranoie dal momento in cui i suoi racconti personali non si sono più limitati alla semplice cronaca.
Sento molto più vicina S. da quando l'ho vista sposarsi (lo ammetto, per anni non l'ho cacata nemmeno di striscio). [Che matrimonio ragazzi! Non pensavo di potermi emozionare, di poter essere triste e felice di vederla vestita di bianco, così bella. E poi tanta bella gente, la cerimonia molto curata, l'attenzione ai dettagli... Roma ora ha assunto un altro aspetto ai miei occhi.]
Sembra che i barbecue di gruppo hanno senso ora, che non siano solo un'abitudine goffa, di fantozziana memoria. Vero che si può offrire agli altri solo apparenza, lasciandosi scivolare addosso tutto quanto. Però i più non lo fanno ed è bene così.
L'affetto viene dal contemplare l'intimità dell'altro, le sue debolezze e sentirsene partecipe.
Una soluzione allora alle difficoltà di relazione potrebbe essere solo nell'abbassare lo shifgrethor e aspettarne le conseguenze.
Basicamente vi è indifferenzaPoi mi vengono in mente le parole di Barney Panovsky: "These meandering memoirs do have a point after all. Over the wating years I have levered free of many a tight spot leaning on a fulcrum of lies large, small, or medium-sized. Never tell the truth."

giovedì, ottobre 12, 2006

Oggi qui è giorno di festa: 12 ottobre, festa nazionale, Madonna del Pilar, e nel 1958 la festa fu dichiarata 'giorno della hispanidad', cioè della Spagna e di tutte le nazioni di lingua e cultura spagnola.
Si festeggia contemporaneamente la Madonna e con essa la "scoperta" dell'America (Colombo era partito a bordo della Santa Maria) e la cacciata dei Saraceni lo stesso anno 1492 dal territorio iberico. Festa di una Spagna ritrovata e di un'unità etnico-culturale che forse non è mai esistita e tanto meno oggi.
Di tutti gli Spagnoli che ho conosciuto, credo nessuno si sia mai definito tale. Sono tutti Catalani o Galiziani o Baschi... La più nazionalista si dichiara Vallecana, ossia di un quartiere madrileno ben diverso -a suo dire- come cultura e appartenenza sociale al resto della capitale. Chissà se i tanto odiati Re Cattolici avevano essi stessi questo senso di appartenenza a una nazione spagnola?
Ma sto divagando...
Oggi, festa nazionale, sono a lavoro. Migliaia di cose da fare e un cervello da mantenere occupato. Questa settimana ho decisamente varcato la soglia! La mia passione per molteplici interessi e in particolare per il complicarsi la vita, ha fatto sì che in questi giorni ho persino mescolato casini lavorativi a caos sentimentale. Forse il rompermi una cartilagine della mano è stata l'azione meno furba del periodo, ma sicuramente anche quella meno complessa da gestire.

giovedì, ottobre 05, 2006

Affari di famiglia

Il gruppo di AI, qui alla Pompeu, è composto da personaggi più che da persone. Chi altri che emarginati sociali, ingrippati di console o studenti svogliati potrebbero unirsi per tentare di realizzare l'irrealizzabile?

In questo piccolo mondo vi sono ovviamente dinamiche politico-sociali, anche se molto rilassate. In effetti non ci sono stati -finora- reali motivi per lottare tra di noi e l'atmosfera è molto tranquilla e amichevole. Davvero una situazione ideale per lavorare, più con compagni che con colleghi?
Tutto tranquillo insomma... finora.

Da poco è arrivato dal Brasile F., nuovo studente di dottorato. Lo conoscevamo già in quanto era venuto a dare un seminario lo scorso anno. Seminario nel quale fu crocifisso vivo, questo sia detto fra parentesi. L'aggiunta di un nuovo elemento al gruppo rappresenta un problema di per sé, si tratta piuttosto di una buona notizia, un potenziale compagno di birre e uscite varie. In questo caso però si è scatenata una subdola la lotta.
La domanda che ci poniamo è la seguente: "Quale sarà l'ufficio di F.?"AI team
Non è una domanda innocente: i posti sono limitati, anzi limitatissimi. In verità di posto libero ce n'è uno solo... e nessuno lo vuole occupare.
Si tratta della scrivania di O., bravissimo ragazzo andorriano, matematico che lascia il gruppo per dedicarsi ad altre ricerche. Nella fattiscpecie, la scrivania di O. si trova nell'ufficio di fronte al mio: una stanza piccola con 2 occupanti. Il secondo inquilino è H.
H. è un teorico. Sicuramente una bravissima persona oltre che a un genio della logica, però veramente troppo fuori dalla realtà e dalle convenzioni sociali. No, non sono un bacchettone, non guardo dall'alto in basso chi fischia a tavola o chi ha tic compulsivi. I punkabbestia (qui graziosamente chiamati "perroflauta") mi fanno un baffo. Questo per dire che di gente strana ne ho vista... come tutti quanti voi, probabilmente. Difatti H. non è strano in quel senso. H. combatte le sue fobie non parlando.

Ipercontrollato. Si autodefinisce "l'uomo del mistero", facendo correre un fastidioso brivido lungo la schiena. Ha un senso dell'umorismo gelido quanto il suo sguardo. Quando cerca di essere amichevole, gli occhi del suo interlocutore cercano disperatamente un appiglio, vagando sfenatamente longo tutto l'arco visivo alla ricerca una parvenza di complicità. Nessuno invece incrocerà quello sguardo, temendo di venir trascinato in quella conversazione dove sudori freddi accompagnano ogni silenzio, ogni domanda la cui risposta potrebbe essere una trappola.

Barbecue aziendale dello scorso sabatoPer alleviare la tensione e "fare gruppo", ci siamo ritrovati tutti (o quasi: le assenze sono state evidenziate senza pietà) a un simpatico barbecue fuori porta.

Questo piacevole quadretto per dire che il capo, H.G. (forse il più personaggio tra tutti noi) ha qualche remore nel rischiare la salute mentale del nuovo arrivato, lasciandolo prendere posto nell'ufficio con H. Infatti, il capo sta cercano un volontario.
Tale richiesta si è palesata nella persona di H.P., nostro notevole compagno di ufficio (una volta una bambina all'aeroporto di Manchester lo ha indicato chiedendo: "What's that?"). Egli ha tentato subdolamente di convincere ciascuno di noi, prendendolo in disparte o avvalendosi della complicità di terzi. Il rischio per lui è grande, in quanto è il dottorando più anziano: il posto di O. gli spetta
di diritto (qualunque cosa ciò voglia dire).

Quindi da qualche giorno il dipartimento di Intelligenza Artificiale sembra un tavoliere di Cluedo. Sguardi ammiccanti o minacciosi. Domande interrotte a metà. Sedie che scompaiono e riappaiono nella "stanza difronte". Post-it in brasiliano. Seminari cancellati per assenza dello speaker. La tensione si è fatta insopportabile...
...speriamo che duri!

lunedì, settembre 25, 2006

Fiesta de la Mercé!


Questo è il primo video che metto su questo blog (le dimensioni non sono ancora ottimali e soffre di altri problemi tecnici).
In questo ultimo fine settimana c'è stata a Barcellona la festa della Mercé, la Madonna locale. Concerti in piazza, manifestazioni popolari, folla, folklore, alcol e cibo: tutto c'era in giro e a disposizione in questi giorni. (Difatti Emil mi proponeva di vedere se non offrivano una sorta di premio a chi riuscisse ad essere presente in tutte le feste della città in un anno).

Comunque, per tornare a bomba, domenica mattina sono andato con la mia incantevole nuova coinquilina a plaça Sant Jaume per vedere i
castellers. Si tratta di una manifestazione catalana dove uomini salgono in cima l'uno dell'altro fino a formare torri alte vari piani.

Tra le varie pecche tecniche del video appare evidente il faglio della "decostruzione" del castell (che in questo caso è andata a buon fine). A volte crolla in una vera e propria pioggia di uomini (a Tarragona l'anno scorso una bambina è morta proprio per via della caduta del castell). Il crollo è comunque quasi sempre senza danni agli uomini se non al loro orgoglio, a meno che... non abbiano completato prima la torre (come è avvenuto a Vilafranca del Penedès quando completarono per la prima volta un 3 di 10 - figura particolarmente difficile e che richiede molti partecipanti)! La figura viene considerata completa quando l'ultima persona a salire è in posizione. Applaudire anzitempo è da
ghiri, da turista ignorante.
Sarò pure un ghiri, però queste cose mi colpiscono sempre. Sono emozionanti. Sarà probabilmente la partecipazione corale della piazza a indurre nello spettatore un senso di appartenenza, ma credo che queste manifestazioni racchiudano molto di più. Come per i gigli di Nola, ad esempio, dove ci si perde tra la folla, sudati e vocianti come tutti, in un senso quasi di isteria collettiva.

Qui la metafora soggiacente (delle vecchie generazioni che sostengono le giovani: i più anziani sono alla base della torre mentre i più giovani salgono in cima, anche a 4-5 anni) è particolarmente forte e coinvolgente.

Vuoi vedere che piano piano la Catalogna mi sta contagiando?!?

martedì, settembre 19, 2006

Contaminazioni

C'è la mia coinquilina che ha la tosse. Un tosse brutta, che non ti fa dormire. Al ché mi son alzato e antato a prepararle una specie di grog con gli ingredienti che restano, ossia nessuno. Sono però certo che con un po' d'acqua calda, del miele e della vodka si possano conseguire miracoli. Divago, come al solito...
Il punto è: da dove ci viene questa "pietà" verso gli sconosciuti. Il sentimento che mi ha spinto all'alzarmi dal letto a notte fonda è anch'esso curioso: il pensiero che qualcuno stia soffrendo a due passi da te e che tu possa aiutare concretamente. Una voce che ti dice: «Ekkekkazzo, sta alla porta affianco e vivete assieme!» La sorpresa è che questo richiamo umanista ti spinge ad agire quando potresti fare lo gnorri. Non è amore, non è istinto materno, non è amicizia. Però è qualcuno con cui compartisci la vida: è questo che la rende qualcuno di cui devi (pre)occuparti?
Da dove ci viene tutto ciò? Saranno le famose "radici cristiane"? Ci viene dalla Palestina ed è questa la vera rivelazione del Cristo? Esisteva nell'Evo Antico questo slancio verso la creatura uomo? I Romani? I Greci?
Ho proprio avvertito che facevo qualcosa per radicazione atavica, una lezione della storia –in un certo senso– e per questo mi interrogo sulle sue origini.

Altra cosa. L'espressione napoletana: "Fa' 'o gallo 'ngopp'a munnezza" non ha equivalenti in italiano, non esiste né in francese né in spagnolo o catalano; di contro la si ritrova praticamente identica in turco e in libanese. Che origine comune ha, da dove è nata la contaminazione? Ci viene dai Bizantini? addirittura dai Fenici?
Chi ha la risposta, la posti per piacere.

A proposito, nel mentre che bolliva l'acqua e scrivevo queste righe, L. si è addormentata da sola. Vai a fare del bene alla gente!!

giovedì, settembre 14, 2006

Siamo tornati!

Finite le vacanze, finita l'estate. Sono tre giorni che piove a dirotto (con fulmini e tutto) su una città ormai disertata dai turisti.
Fortuna che l'adolescenza è passata o che gli ormoni si tengono calmi in queste ore, altrimenti mormorerei persino camminando Il pleut doucement sur la ville di Verlaine, come ho fatto tante volte in passato, con l'umore sbagliato.
Comunque sono tornato alla vita universitaria, con gli studenti che pretendono di passare un esame per il quale non hanno studiato e con il relatore che fa la faccia truce perché non hai combinato una ceppa. Finita la vacanza e la spensieratezza: sembra che mi sia portato a casa più incoerenze che alla partenza. Ci sto lavorando sopra, tranciando col machete.
Il divertente sta nel fatto che, appena risolta una situazione, me ne creo subito una nuova più intricata di prima! "Rimpiangere? Rimpiangere mai!", diceva il buon Francesco. Questo è l'incubo che perseguita noi post-trentenni: il dubbio di esserci lasciati sfuggire qualcosa tra le dita della mano, quando potevamo trattenerla qualche secondo di più. Al ché si diventa come una discarica sentimentale, dove la logica ormai non ha più voce in capitolo.
Se avete una soluzione, vi prego di comunicarmela.
Attualmente sto cercando di applicare la teoria di M. dei cluster affettivi non interferenti, ma ho dei problemi con gli overlapping.

martedì, settembre 05, 2006

ECAI06

Martedì 29 agosto scorso ho fatto la mia prima uscita ufficiale nel mondo della robotica.
Presentavo un articolo al workshop su "Pianificazione, apprendimento e monitoring con incertezza in domini parzialmente noti" un paper di pianificazione robotica, nel quale proponevo un'architettura ibrida per gestire contingenze. Si tratta in buona parte del lavoro che ho svolto in Canada l'anno scorso.
Vabbe', se siete interessati alla parte tecnica, scrivetemi un'email di lavoro.
La parte divertente arriva quando inizio a parlare. Prima di tutto va detto che, facendo parte dello staff, ero l'addetto alle connessioni, proiettori e cose simili per il workshop (e di conseguenza vestito con l'apposita maglietta blu con su scritto Crew). Appena finito di collegare i laptop, mi alzo e prendo la parola... nella sorpresa generale. Inutile precisare che è un gesto che ho sempre sognato di fare!
La mia presentazione prevedeva un paio di video. Il primo video non parte. Poco male: spiego dall'immagine fissa; tanto durava una decina di secondi. Sul secondo video invece, prevedevo di parlare 10 minuti!! Che faccio quando appare una schermata nera sullo schermo anche dopo aver provato a farlo partire con un altro programma? Prendo il portatile, lo giro verso gli astanti e dico:
- Venite, venite a vederlo da qui vicino!
Oh! La gente si è alzata e si è avvicinata. Che risate...


ECAI è stata anche una bellissima occasione per rinsaldare i contatti con i vecchi colleghi dell'Irst. Credo che, lato rapporti umani, sia stato uno dei momenti migliori della mia permanenza in Trentino! Vai a capire...

mercoledì, agosto 30, 2006

Croazia06

Eccomi rientrato da una bella e rilassante vacanza nelle isole croate.
Con il mio compagno Ga. abbiamo girato le isole del nord: Rab (Arbe), Lusinj (Lussino), Cres (Cherso) e Krk (Veglia).
Partendo da Fiume (sotto una pioggia battente) abbiamo iniziato a viaggiare tra le isole e le orde di turisti. Basicamente la maggioranza della gente era tedesca o del ricco Nord-est. Altri turisti invece si spostavano sulla barca privata e provenivano da tutt'altri orizzonti.Arbe
Spostandoci con i traghetti, abbiamo avuto il piacere di assistere a delle scene di panico una volta che abbiamo trovato il mare leggermente mosso; con l'onda lunga diciamo. A un certo punto alcuni passeggeri hanno cambiato il loro bel colorito da ricco pasciuto a un giallognolo non troppo inquietante. In particolare c'era un riccioluto ragazzo, molto trendy, che ha finito la traversata in coma, sdraiato al suolo senza muoversi, dopo aver vomitato l'anima a mare. Certi altri passeggeri, presi dalla compassione, gli hanno steso addosso compassionevoli giacche e pregavano l'equipaggio di fare qualcosa. In quel frangente passa il vecchio macchinista, li guarda, guarda noi con fare complice ed esclama: "Montagnoni!".

Prima colazione a Trieste
Il resto del viaggio è stato meno movimentato, purtroppo per Ga. che cercava di sfogare in qualche modo. "Vieni già scopato", gli avevo raccomandato. Invece no e mi son dovuto sorbire le sue continue lamentele e i più divertenti apprezzamenti sulle leggiadre fanciulle che incontravamo lungo i nostri pelegrinaggi.
Un altro lato piacevole del viaggio con Ga. sono state le numerose partite a go e, sopratutto, il nostro comune amore per la buona tavola e il buon vino (in particolare lo Zlatna vrbnička žlahtina). Mi sono fatto ciotto ciotto, però che goduria. Pesce cucinato ad ogni pranzo e cena! Frutti di mare, zuppe, grigliate, il tutto abbondantemente annaffiato! Per concludere un pranzo a Cres, dove abbiamo assaggiato la migliore malvasia del viaggio, ci siamo concessi una ricchissima siesta in una pineta.

Krk, siesta in pineta
Per concludere la vacanza, proprio prima di ritornare nel mondo reale, siamo stati a cena per il mio compleanno dalla donna-più-bella-del-mondo, giusto per ricordarci come sarebbe vivere in Paradiso: mare croato, ottima tavola e donna ideale.

giovedì, agosto 10, 2006

Buone vacanze

Carmen, me, Mara ed Emi alla Chiaia (Procida) qualche giorno fa.

Tra poche ore parto per la Croazia. Non so se riuscirò a mantenere una parvenza di diario di viaggio; quindi, prima di scomparire, vi lascio un paio di indirizzi sulla guerra in Libano (giusto così, per non distrarsi). Il primo è di un blog che lurko di frequente, di un ragazzo di Beirut. L'altro è una curiosa "immagine comparata" delle distruzioni avvenute e che hanno letteralmente raso al suolo un'intera parte della città.

domenica, agosto 06, 2006

Neve
Quando ero bambino
il mio amore per te
era una pallina di neve
piccola come quella da ping pong.
Passa il tempo,
e più scorrono gli anni,
più quella pallina di neve rotola
e cresce,
e diventa più grande
e verrà il giorno,
mio triste bianco paese,
in cui il mio cuore
non reggerà il peso di una valanga di neve,
e serenamente so
che sarò schiacciato
dall'immenso amore per te,
patria mia.
Sherko Bekas

domenica, luglio 23, 2006

La strage degli innocenti

Mattanza
Questa fotografia -inutile a dirsi- ispiratami dalle tensioni e preoccupazioni di questi giorni, deve parecchio a una composizione di Lázló Moholy-Nagy.

giovedì, luglio 13, 2006

Va tutto bene!

Si stava parlando di mare, delle feste di venerdì e sabato, di andare a sentire flamenco un'altra volta. Questi giorni in effetti sono un po' caotici qui a Barcellona: depressione da minchiate e lavoro, sfottimento da coinquilini minorenni e da americanate cretine. Tutto bene insomma, poi siamo campioni del mondo!
Ecco... tutto bene una ceppa!
Ieri mi manda un sms e poi si presenta nel mio ufficio A., ridendo. Ridendo?!?

-È scoppiata la guerra in Libano, gli Israeliani hanno invaso il mio paese!
-Stai scherzando, vero?, chiedo io.
-No no, stanno rispondendo lanciando missili dalla frontiera.
-Usciamo a parlare-, concludo.

In effetti stiamo parlando di una delle solite guerre che vediamo in televisione (assieme a Zidane che si giustifica, i tori di San Firmino e i "leoni" della nazionale che festeggiano la coppa davanti a una folla gaudo-plaudente), ma che stavolta ha colpito vicino, molto vicino. Ha colpito uno dei miei migliori amici.
Per farvi un'idea, nulla di meglio delle immagini (anche se curiosamente Repubblica sta coprendo l'evento, perché spettacolare malgrado non sia allineato con la politica estera americana). I bombardamenti di oggi nel sud del Libano (troverete forse il sito un po' sovraccarico).

sabato, luglio 08, 2006

Barcellona non è il posto più indicato per ascoltare il flamenco... o forse si. L'immigrazione andalusa del secolo scorso ha portato la cultura e la musica del sud nell'organizzato e distante nord della Spagna.
Così mi sono ritrovato (come accade spesso) al Jazz Sí e questa volta di venerdì, per un concerto di flamenco.
Va detto che l'iniziazione a questo stile musicale l'ho avuto da parte di S., ragazza barcellonese (i casi della vita!) di passaggio a Rovereto. Le emozioni che avevo provato quella sera erano ben oltre quelle abituali dell'innamoramento. C'era il trasporto e la partecipazione al canto.
Anche questa notte sono rimasto sorpreso. Non parlo dei testi o della chitarra che introduce più che accompagnare, il canto. La voce di "el Chico" sembrava coltivata a cigarette e alcol; ma neanche questo mi ha toccato il cuore.
Piuttosto ho avuto l'impressione che in quella musica vi è tutto lo spleen, il mal di vivere e la difficoltà nel vivere questa vita, che i Poeti Maledetti descrivevano. Sarà un caso che adesso mi trovo accompagnato da un bicchiere di assenzio... Un bicchiere che sembra portare tutte le lacrime inespresse che compongono la voce, che grida e piange al tempo stesso, dei poeti andalusi.


Foto by Daniel CsorfolyFlamenco show in "La Carbonería", Sevilla.

venerdì, luglio 07, 2006

A Berlino!

Diciamo che il pathos è andato a farsi un giro.
La prima semifinale è stata una sofferenza e poi una vera e propria esplosione! Vedere un'Italia attaccare per quasi 120 minuti è stata una prova di carattere e sopratutto di volontà (chi non ricorda l'estremo defensivismo e lo spirito rinunciatorio degli europei?). Bello, bello, bello... e poi quando si è alzata dal nulla un "Bella ciao", da lacrime agli occhi.
A casa i tedeschi, a casa! Hanno subito l'umiliazione di farsi stracciare davanti ai propri tifosi senza accennare a una reazione. Tornano a casa e se poi ci sono già, tanto meglio: risparmiano il biglietto aereo.

La seconda semifinare era già più scontata, con una Francia solidissima e attenta (se non fosse per Bartez che ti fa venire una sincope ogni volta che tocca il pallone). Zidane è un mostro, di bravura ma anche di concentrazione; al gol non ha praticamente esultato: a che servono tutte quelle scene in fondo se non per il proprio ego?
La Francia è una bella squadra, persino dopo 8 anni dal momento in cui ha toccato l'apice. La Francia contro Le Pen, tutti i colori del nero in campo. La Francia che elimina un Brasile sempre sopravalutato per motivi di marketing.

Adesso? nessuna trepidazione aspettando la Finale: la Coppa del Mondo l'ho già in casa, qualunque cosa succeda, 100% di probabilità di vincerla. Mi sto già preparando per domenica: aspettatemiiii!!!!

venerdì, giugno 30, 2006

Ingrippi vari

Lo so, lo so, lo so: faccio sempre le stesse stronzate.
Ma porca putt. sarà pure un fatto culturale, ma inizio a sospettare che sia io... a questo punto! Prima non era così. Sarà forse che quando mi ci metto d'impegno sembro l'ultimo dei cogl#@&i o che sono ininteressante e (inutilmente) pieno di me, come dice C. degli uomini milanesi. Ho messo su pancia, e allora?
Fortuna che almeno agli uomini piaccio ancora: sono stato semi abordato nel 14 stamattina da tale S., dolce e simpatico.
Se è così (NdA: prendendo l'autobus) che mi risollevo l'ego, che c@#%$¿ me la sono comprata a fare la bicicletta?!??!

martedì, giugno 27, 2006

La Madonna è giusta!
Nel senso che dà e leva in ugual misura, mantenendo un equilibrio quasi taoista tra gli uomini.
La notte di San Giovanni è una notte particolare. A poco son servite le imponenti processioni della chiesa, le messe solenni e le omelie papali: San Giovanni Battista è e rimane un simbolo pagano, una personificazione dell'estate, dell'apogeo del sole che porta, allo stesso tempo, il seme del suo declino.
Egli porta "il fuoco divino", annunciando l'avvento di Joshua ("il Salvatore") mezzo anno dopo (nel più profondo della tenebra nasce il seme della luce).
La festa di San Giovanni è quindi la festa del sole che entra nel Cancro, la costellazione legata all'acqua. Il simbolismo dell'unione del maschile col femminile è più che evidente; forse per quello, la notte del solstizio d'estate è considerata la più magica dell'anno. Travi di fuoco solcano i cieli, gli animali acquistano la parola e le erbe raccolte racchiudono molto più potere.
Mentre ero intento a festeggiare questa unione simbolica nell'acqua, la Madonna (che è giusta) ha provveduto a ricordarmi che il paganesimo è un peccato e in quanto tale va punito. Come dire: "Se trombi, aspettati di venire inculato".
San Giovanni il Battista ha fatto il suo mestiere e mi ha battezzato a dovere: assieme allo zaino, mi hanno rubato praticamento tutto.

sabato, giugno 17, 2006

Consolato d'Italia di Barcellona (4ª parte e lieto fine)

Logo dell'Italia

Mi è arrivato a casa il "kit del votante", con tanto di istruzioni per mettere la scheda nella busta piccola e poi il certificato da ritagliare e mettere nella busta grande assieme alla busta piccola.
Sembra una barzelletta, ma è così e mi chiedo come mai l'hanno fatta così complicata.
Lassafa''a Maronna!!
Un altro dubbio sorge: ma non è che con quella scheda elettorale si possa fare troppo facilmente il giochetto della "scheda-votata/scheda-bianca" fuori dai seggi italiani? Sapete, quel vecchio acquisto di voti con mezza banconota data all'entrata del seggio assieme ad una scheda già votata da mettere nell'urna e l'altra mezza banconota, all'uscita, in cambio di una scheda bianca da usare con il prossimo cliente. Si faceva anche con le scarpe, un tempo: la scarpa sinistra prima del voto e la destra dopo. Era Lauro a Napoli, credo...
Comunque la mia scheda l'ho usata per bene e stamattina, alla prima ora, sono andato ad imbucare, felice e soddisfatto del dovere finalmente compiuto, la lettera elettorale.

sabato, giugno 10, 2006

giovedì, giugno 08, 2006

La vecchia Inghilterra... Eccoci qua, una volta ancora, ad accumulare figure di m. alle conferenze!
Gente simpatica, ma a dispetto di Edimburgo (dove qualcosa da fare la si trovava), Amberside è veramente un posto perduto in mezzo al nulla. Ah, si! Si può andare a fare passeggiate lungo il lago; ma quando si sta in un albergo a parlare di lavoro col laptop davanti, ha poco senso sapere che ci sono boschi stupendi, sopratutto col sole che sta facendo.
Non mi lamento, non mi lamento, figurarsi! Devo pure finire le slide! e poi, chi si deve lamentare è chi ci abita, qui.
C'era una vecchia storiella: "Cosa fa il giovin pastore in mezzo ai pascoli, in alta montagna, dove il cielo è terso e blu profondo come il mare più profondo, dove i fiori colorano lo sguardo e il vento porta l'odore della paglia e delle risa? Il giovin pastore, in mezzo a tutta questa beltà... si rompe il cazzo".

martedì, maggio 30, 2006

tingendosi d'azzurro, color di lontananza.

Festa per la partenza di  Nir Un tema che ultimamente mi pesa particolarmente è lo scorrere del tempo.
Si, lo so...
Però oltre che la semplice manuntenzione degli affetti (arte assai impegnativa), si tratta di non perdere il legame con chi si è lasciato alle spalle (intendo nel senso di "lontananza"). Un legame destinato a perdersi comunque, per mancanza di vita comune, di confronto quotidiano. Ci si ritrova a voler bene a persone in realtà non esistenti, ad archetipi, a spettri inventati e intrattenuti dalla nostra mente.
Il presente conta, come contano le persone che ci stanno vicine ora. Sono loro che ci vedono prendere decisioni, cambiare umore, lanciarci in nuove esperienze ed è a loro che si raccontano queste esperienze una volta giunti alla sera.

Vivere lontani dal posto che ci ha visti crescere comporta anche questa presa di coscienza: gli amici, gli amici di sempre, non ci sono più. Non ci saranno più.
Non è detto che tutto sia perduto: a volte si mantengono comunque stretti legami, intrattenuti in buona parte grazie a Sorella Intenet, a volte spendendo cifre abnormi al telefono. Anche se la vicinanza con l'altro si trasmette mediante il soffio, continua a mancarmi l'esperienza quotidiana, e le piccole sofferenze come i piccoli successi vengono regolarmente tagliati nei "riassunti" che si fanno per mail o una volta all'anno, quando si torna a casa per Natale.

Nir
Vivere lontani porta anche nuova conoscenza (ringraziando il Cielo!) e nuove vicinanze. Amicizie che, a loro volta sono destinate ad affievolirsi se non intrattenute o se si interpongono chilometri.
Ma questa è un'altra storia...