lunedì, gennaio 02, 2006

Questo Capodanno non tenevo proprio genio.
L'espressione napoletana è difficilmente traducibile in altre lingue, ma rende bene l'idea. Ho passato il pomeriggio del 31 al telefono, cercando di negoziare la fuga da una festa nella quale sembrava che mi avessero incastrato. Alla fine ho ripiegato sulla situazione nella quale mi sentivo più a mio agio.
Il fatto non è che mi sono di colpo tramutato in orso, piuttosto mi sono reso conto della convenzionalità dietro ai festeggiamenti di Capodanno. Quella sera è d'obbligo uscire e divertirsi fino a mezzanotte (almeno).
Bellissimo! almeno per le persone che hanno difficoltà nell'avere uno straccio di vita sociale. Nel mio caso ero rientrato il 30 sera (o il 31 mattina) strafatto, sotto la pioggia e a un orario da primo dell'anno, appunto. La voglia di ripetere lo stesso scenario la sera dopo era veramente al minimo. Se pensi poi che l'unica molla che mi avrebbe fatto reagire sarebbe stato di passare l'ultima notte dell'anno con gli amici stretti e che gli amici stretti si erano sparpagliati per le 10.000 feste che animavano la notte partenopea.
Vabbé, non voglio fare il rompipalle già da mo, tanto più che il genio sta tornando piano piano. Buon anno a tutti! Tante belle cose e saluti in famiglia, mi raccomando!

domenica, dicembre 25, 2005

Felice Natale

Non avendo noi sottomano verità e certezza,
non si può stare la vita intera in dubbia speranza.
Su, non deponiamo di mano il bicchiere;
nell'ignoranza in cui siamo, che differenza c'è tra il lucido e l'ebbro?


Omar Khayyàm - 58: Rubaiyyàt

giovedì, dicembre 22, 2005

Sono tornato a casa e ho appena sentito mia figlia. Due secondi fa, veramente. Scrivo di getto perché la sensazione è curiosa e va condivisa.
Questo pomeriggio avevo sentito la Peppa, ma non mi aveva trasmesso lo stesso sentimento di attesa, di tensione. Non per mia figlia, per Napoli.
Per Napoli e tutto ciò che rappresenta. Sono di nuovo qui e mi sto rendendo conto ora soltanto di quello che significa: rivedere tutti, raccontare, farsi raccontare, parlare italiano, dialetto persino ed essere compresi, casa, i genitori, S. Gregorio coi pastori e i turisti, la pizza, o' Vesuvio e quell'odore misto di polvere pirica e caldarroste che plana sulle strade. Napoli a Natale, con tutti gli amici in giro, tornati dalle loro rispettive emigranze.
Si, ci sono e mi fa piacere esserci. Di colpo la Spagna è lontana, anche se la sento così tanto parte di me. Strana sensazione, come è strano dire a qualcuno a cui si tiene molto: "Ci vediamo domani".

Ci vediamo domani!

sabato, dicembre 17, 2005

I got it!

Simpathy for the Devil

World Tour
Maro' e che c'è vulute?!?!!!

Live in Oberhausen

martedì, dicembre 13, 2005

Scatologia natalizia

Caganer

Giusto un rapido saluto dato che sono impegnatissimo tra paper e ricerca di una casa. non vi dico i giramenti di cogl...

Comunque, anche qui c'è la festa di S. Lucia (ricordo quella di Trento, un momento di animazione e simpatia di quel posto in mezzo alla Alpi) e sotto la cattedrale, il mercato dei pastori. Come a San Gregorio Armeno, esattamente.
In bella mostra una tipica figura catalana, el caganer.
El caganer sta lì, nel presepe, e mentre tutti fanno festa, portano doni, si meravigliano e pregano, lui caca. Se ne fotte, non fa niente che è nato Gesù o che i Re Magi stanno venendo: fuma la pipa (di solito) e caca.
Non so se questa figura deriva dall'irriverenza catalana per il governo centrale (e ogni altra forma di dominazione esterna) o dal gusto barcellonese per la scatologia (las Ramblas era un tempo una cloaca e comunemente chiamata el Cagalell, letteralmente: "strada della cacca") oppure se semplicemente rappresenta un simbolo di buona fortuna.
In ogni caso quest'anno metterò anche io un caganer nel presepe e sicuramente non sarà nascosto in secondo piano!

lunedì, dicembre 05, 2005

Sempre più difficile

Escher CubesSarà perché è lunedi mattina, ma non è un buon motivo per il mondo di apparire come una pellicola surrealista. Stamattina mi sembra che tutto vada al rallentatore, che la gente sia più strana di quanto dovrebbe e -per peggiorare le cose- l'inglese non vuole saperne di ingranare.
Se vi sembrava che la (mia) vita sentimentale a Napoli fosse (è) intricata, che i rapporti vi siano promiscui e che tutti si conoscano senza via d'uscita, allora non avete visto nulla. Non ero preparato a questo.
Un paio di post fa vi era un accenno notevole a tutto questo groviglio; ieri notte sono rimasto basito. Esco con la mia futura coinquilina (quella dagli occhi celesti, non azzurri, ho guardato bene) e dopo le prime due birre ci raggiunge un suo collega di ufficio.
Quando lei si assenta, tanto per fare conversazione, gli chiedo se è catalano.
- No, sono gallego, come S.
- Ah! Ma vi conoscevate prima di venire a Barcellona?
- Si, sono 10 anni che facciamo vacanze assieme: mio padre e sua madre sono fidanzati.
- ...

giovedì, dicembre 01, 2005

Mayte Salas (c)TelecincoUn post su H. me lo fate fare? (dai Anna, per piacere...)

Tengo un amico, qui a Barcellona, che è proprio simpatico. Carino, checazzo... Però combina solo guai! Ora non vado a farvi il suo curriculum (presente passato e futuro) di fantozzaggini; però, almeno a me, ha messo una gran confusione almeno in un paio di occasioni.

Venerdì scorso, che eravamo usciti a berci una birretta e poi -non so come- siamo finiti all'Apolo (discoteca da urlo di Barcellona), mi ha fatto dubitare dei pochi progressi fatti con lo spagnolo. Infatti insisteva nel parlarmi in un misto di inglese-catalano, convinto che fosse spagnolo-italiano (comprensibilissimo per me!), con l'ovvio risultato che il sottoscritto non ci capiva un'emerita mazza!

Peggio, H. mi ha inculcato un'idea assurda, frutto della mente malata di un suo amico. Costui ha una teoria che dice che la porcaggine a letto di una donna è proporzionale alle dimensioni degli orecchini. Una stronzata.
Stamattina nella metro è salita una classe dove tutte le ragazzine (zorritas?) facevano a gara a chi aveva il paio di orecchini dal diametro maggiore; non sapevo più dove guardare per tenere a freno i miei pensieri da rattuso.
Una teoria senza senso, comunque. Non va neanche presa in considerazione.

10 minuti fa, una tipa mi scrocca un passaggio in ascensore, non risponde al mio -cortese- saluto e se ne va senza nemmeno guardarmi in faccia. "Devi avere una vita ben triste, stronza!", penso io guardandola andare via: aveva degli orecchini talmente minuscoli che manco si vedevano.

giovedì, novembre 24, 2005

Un giornata particolare

Questa giornata si annuncia come Dio comanda!

ore 9:00 La mia futura coinquilina dagli occhi azzurri 1) conosce M/M, la tipa che sto marcando stretto queste ultime -poche- settimane e 2) mi dice che M/M è l'ex del mio compagno d'ufficio (bastardo!).

ore 10:30 Sento Vh che mi dà notizie a l l u c i n a n t i.

ore 12:00 Allarme antincendio all'Università. La gente, invece di fare lo gnorri e chiudersi in ufficio, si veste ed esce per strada. Cosa mai viste!

ore 12:05 Incontro per la scale M/M, che mi invita a una cena a casa sua venerdì.

Certi giorni sono così, un po' pazzi.



Dimenticavo...
Sera: Siccome il mese prossimo sarò in Italia, abbiamo festeggiato stasera il Natale a casa, con Anna. Si, con un mese di anticipo, che tanto siamo là...
Buon Natale a tutti!!

mercoledì, novembre 23, 2005

Yo no puedo enamorarme de ti

Ci sono situazioni nelle quali è proibitissimo innamorarsi.
Non per altro, ma per motivi sensati e ragionevoli. La ragionevolezza tira fuori delle muraglie inattese fatte per salvarci la pelle.
Che succede se ti tiri una storia con la coinquilina? Quando finisce, che fate? Si continua ad abitare assieme e a portare gente in camera come se niente fosse? E poi, a nome di chi è il contratto e chi deve farsi da parte quando sorge un litigio serio?

Non si può, non si può.
Lo stesso accade con certe amiche: il rapporto non sarebbe più lo stesso, il loro mondo le crollerebbe addosso e tu non sapresti come gestire i tuoi sentimenti.
-Il mio ragazzo mi ha detto di non innamorarmi di te, mi ha confessato un'amica (a cui -ahimé- tengo molto).
-Come dargli torto? ho risposto io, capendo benissimo quello che stava succedendo; ridendo però sotto i baffi.

Credo di averne combinate di tutti i colori, però mi rimane ancora un'autodifesa dai casini. Non parlo del fidanzato geloso... figurarsi! Parlo proprio dei casini che potrebbero coinvolgere intimamente la sfera affettiva portando la ragion pratica a lottare contro gli slanci emotivi.

Non si fa, non si fa.
Poi il giorno che la combinerò grossa...
(perché si campa una volta sola)
(perché dove c'è gusto non c'è perdenza)
...sarete i primi a saperlo!

venerdì, novembre 18, 2005

Insomnia

Insonne, l'altra notte, mentre smaltivo la carica adrenalinica del martedì, ho fatto un gioco.
Disteso nel letto, a occhi chiusi (ma tanto era tutto buio) ho cercato di ricordare il primo incontro con i miei amici.
Non è un esercizio facile. Provate e mi direte. Quello che ha funzionato meglio è stato regredire man mano, partendo dai ricordi meglio noti. Risalendo nel tempo.
Ciò che mi ha sorpreso di più è che con i ricordi, sono venute a galla le impressioni, come vedevo queste persone all'epoca... o come erano. Durante la notte ho rivisto tanti aspetti che abbiamo dimenticato, tanti dettagli (che poi son quelli che lasciano una traccia), le parole dette sul momento.
Sarebbe interessante confrontarci, ridere pensando alle prime impressioni, alle idee sbagliate; come i fidanzati che scherzano su come si vedevano prima di stare assieme.
Bel gioco, interessante sotto molti aspetti. Pericoloso anche. Se non stai attento ti assale una nostalgia... Per fortuna ti vengono in mente anche gli episodi antipatici e quindi non hai il tempo di lasciarti trasportare nel baratro della malinconia. E poi passi a un'altro amico e rivedi anche lui da giovanissimo, quando anche tu eri ingenuo, meravigliato di tutto, stupido anche.
Ho rivisto Mara-bambina nel sacco a pelo durante l'Occupazione, Frezzetella al tavolo di tressette con Rosaria, il Vax nell'omonima sala, Alessandro alle prese con la Minicozzi, una ragazza che non conoscevo che mi faceva la posta fuori dall'aula d'Istituzioni, la Peppa seduta su un tavolo nelle catacombe a parlarmi della sua tesi (già allora!), Alberto Imparato, Mario Martone e Maurizio Palmieri in fila per la matricola. Ce n'e' quasi per tutti!
Questo weekend vado a Valencia, a incontrare Anne (conosciuta a piazza S.Maria Maggiore a Treviso) e Ester (al Baraonda a Trento) e forse anche Vincent (discussione sulla meccanica quantistica ubriachi fradici a Treviso per strada).

venerdì, novembre 11, 2005

:-)

Non è mai facile vedere gettare la spugna a una compagna di avventure (si, lo so che non è così...).
Andare a vedere se c'era qualcosa di nuovo nel blog era diventata più che un'abitudine, una maniera di sentirla vicina. Sarà la malincolia che mi assale ogni volta che intuisco la fine di un periodo o la musica che sto ascoltando (ottima direi, cubana) o semplicemente leggere di un mondo in frantumi che fatica a ricomporsi.
Sarà anche il caos di questi giorni in cui il lavoro sembra strapparmi via ogni goccia di vita, tentando di aspirarmi dentro allo schermo del computer o friggendomi le cervella a furia di cercare di sciogliere il bandolo della matassa. Ci sarebbero tante cose da fare, c'è un mondo lì fuori! A volte il mondo è -semplicemente- all'interno.
Quindi chiudo anch'io con una citazione, un saluto, un incoraggiamento:
Addio,
e grazie per tutto il pesce!

martedì, novembre 08, 2005

Paella!

El senor Joachin, cuoco del giorno

Domenica si è andati a mare a mangiare la paella. Casa dei genitori di Anna, mi ha ricordato tante abbuffate napoletane al sole (leggi Rocca, S.Gregorio, Comabbio, ... in inciso: strano, non ricordo piacevoli mangiate al sole con Marta).
Comunque, ecco la preparazione come comparirà nel mio ricettario:
  • Far (sof)friggere gli scampi e i gamberi nell'olio di oliva bollente. Una volta colorati (un minuto o due), levarli dalla paella. (N.d.A. Si dice paella sia per indicare la grande padella nel quale si cucina che il piatto in se stesso).
  • Far rosolare la carne allo stesso modo (tracchilelle tagliate a tronchetti).
  • Una volta la carne rosolata, aggiungere le seppie e calamari a rondelle.
  • Quando anch'essi si sono indorati, aggiungere piselli, peperon(ci)ni verdi e, per ultimo, pomodori tritati.
  • Salare e far prendere ben soffriggere i pomodori (che devono colorarsi di scuro).
  • Mettere il riso e mescolare bene, facendolo tostare per un minuto. Aggiungere poi acqua di cottura di pesce -probabilmente delle cozze o di teste di gamberi- in proporzione di 3 a 1 col riso.
  • Aggiungere i pistilli di zenzero e dare un'altra rigirata.
  • Aggiungere i crostacei che avevate ritirato prima e le vongole. Mescolare il tutto con enfasi dopodiché piantate le cozze ai bordi del piatto.
  • Guardate bene la paella. L'avete guardata? E bella? Non toccate più nulla fino alla fine. Solo sono ammesse alcune "scotoleate" di paella per evitare che si bruci sui bordi.
  • Quando sembra che l'acqua sia tutta assorbita, levare dal fuoco e fate assestare il tutto per 5 minuti.
  • Servire irrorando con una lieve spremuta di limone.

venerdì, novembre 04, 2005

Trabalenguas

El perro de San Roque
No tiene rabo
Porque Miquel Ramírez
Se lo ha cortado!



..e un brindisi alla nuova infanta Leonor.

martedì, novembre 01, 2005

Per fare una scelta, bisogna averne la possibilità.
Non c'è scelta se non c'è alternativa; non si può parlare del libero arbitrio di una pietra che rotola lungo un declivio.
Così per noi, prima di poterci sentire effettivamente liberi, dobbiamo procurarci delle alternative tra cui scelgliere e sulle quali scervellarci. Paradossalmente, anche quelle che meno ci importano.
Poi, generalmente sono queste ultime che ci sorprendono maggiormente.
Me ne vengono in mente tante; sopratutto ultimamente mi è capitato di farmi sor-prendere da una situazione alla quale -certo- non avevo chiuse del tutto le porte, però non le avevo dato inizialmente alcuna chance e sicuramente non l'avevo considerata una possibilità reale.
Qui entrano in gioco i meccanismi della scelta. Quando parlo di preferenza, di prima scelta, generalmente è quella dettata dallo stomaco. La ragione di solito interviene in seconda battuta, offrendoci la possibilità di apprezzare ciò che ci cade dal cielo. Quando è lo stomaco a guidarci, ci fa scansare le possibilità troppo fredde o ragionevoli, fino a portarci quì, dove siamo ora.

Chi scegliereste?

lunedì, ottobre 31, 2005

Prima settimana di corsi

Questo post dovrebbe essere colmo di notizie, dato che quest'ultima settimana -alquanto intensa sotto certi aspetti- meriterebbe una menzione particolare, essendo la prima di una lunga serie di settimane universitarie.
Però... niente di ché. Mi sono lasciato assorbire dal lavoro, passivamente. Le solite giornate di 10-12 ore, di cui almeno tre passate intensamente a riscrivere definizioni, lemmi e teorema per uno degli articoli in lavorazione. Ho scambiato qualche chiacchera in più con i compagni d'avventura e visto che faccia hanno i professori.
D'altra parte, conoscere gente mi ha aperto tutto un nuovo mondo di speculazioni sul dottorato, su cose che si possono fare e non fare. Ho anche rivisto qualcuno su cui mi ero soffermato poco, tanto preso ero dagli occhioni della sua amica. Mi sono innamorato? Non più di centinaia di altre volte. Però, delle sorprese femminili barcellonesi e, in genere, della scelta delle persone di cui ci si circonda, parleremo nel prossimo post.

lunedì, ottobre 24, 2005

Stanotte ho sognato che c'era un terremoto a Trento (sono rientrato ieri a Barcellona).
Ero con un'amica -probabilmente Silvia- in un prato vicino Port'Aquila, quando la terra ha iniziato a tremare. Dopo il primo spavento, ho iniziato a correre per portare soccorso in città; un palazzo era crollato lì vicino. Mi avvento sulla vetrina di un negozio di ferramenta e prendo un'ascia, una vanga e una cesoia. In quel momento compare la proprietaria, alla quale spiego l'urgenza (gente stava morendo sotto le macerie!). Per niente sconvolta dall'accaduto, lei acconsente a farmi prendere il tutto a patto di riportarle il materiale dopo l'utilizzo.
"Se scappi, saprò ritrovarti, stanne certo!", mi urla mentre me ne vado.

"Seeee, ti aspetto in Catalogna... stronza trentina!", penso io, allontanandomi.

mercoledì, ottobre 19, 2005

Back in the dead town

Rieccoci nel simpatico Trentino. Stamattina incontro già alcune piccolezze tipiche, indici della regione. Come i titoli dei giornali "Stozzate le galline dei bambini" (e pensare che da buon malpensante avevo letto inizialmente "Strozzate le galline dai bambini") oppure l'urlo "MANCIA!" dal barbiere, ad annunciare il conto pagato un po' più salato, al quale rispondono in coro tutte le ragazze: "GRAZIE!!"; sembrava una scena di un musical tanto erano coordinate bene!

A parte queste facezie sulle quali mi sorprendo ancora a ironizzare, per la prima volta vivo la mia presenza qui con un senso di estraneità e -di conseguenza- di tristezza: sono testimone cosciente della fine di un'epoca della mia vita. Le fini mi hanno sempre attristato. Adesso che saluto gli amici, so che non ci vedremo per molto tempo. Questo è doloroso.

Questo sentimento di
chiusura di porte sconfina anche in un volere a tutti i costi salutare tutti, vedere tutti, per marcare meglio il distacco. A volte sarebbe bene adottare l'usanza esquimese: non salutare le persone che partono, non cacarle, per evitare commozione e sconforto. Ma -e non credo sia solo per il mio gusto per la teatralità affettiva- questa volta voglio esserci. Sto pensando persino di riesumare una persona che non sento da più di un anno, solo per salutarla (ci siamo separati mentre ero ancora scottato). Credo, però, che questo gesto estremo (e forse anche un po' narcisistico) non lo farò.

martedì, ottobre 11, 2005

Ferite visibili


Questa città ha un'aria di casa. Si passa, camminando, da zone altamente turistiche a vicoli stretti e bui. Aria di Medioevo vicino a vento rinascimentale.

La cattedrale è impressionante, con il suo patio a cielo aperto e la navata gigantesca sulla testa. I sepolcri sui quali cammini ti danno un senso di angoscia. Quando ne esci e vedi il sole accecante, sembra tutto dimenticato, lontano.
Ma, come spesso accade, non riesci a lasciarti tutta quanta la sofferenza alle spalle; i pensieri non si cancellano con un colpo di spugna. Uscendo dalla cattedrale guardi un po' meglio i magnifici palazzi attorno e vedi le ferite visibili di Barcellona, quasi nascoste agli occhi cieci dei turisti: fori di pallottole.


Di fronte alla cattedrale

Nelle Ramblas, anarchici e compagni di Orwell del POUM sparavano sugli edifici di fronte, a venti metri di distanza, occupate da comunisti e socialisti; questi vicoli del vecchio Barrio erano, durante la Guerra Civile, campo di battaglia. Lungo le strade almeno il 30% degli uomini aveva un fucile, anche se erano senza uniforme. Una guerra di simboli, con bandiere rosse o coccarde nere.
In questa stessa città, nelle stesse strade che ora percorro e che sono talmente lontane da quei giorni, mi ritrovo a pensare alle ferite che ci hanno fatto diventare quello che siamo.

venerdì, ottobre 07, 2005

A proposito dell'arrivo

Partendo, mia figlia mi ha chiesto se ero emozionato. Emozionato di cambiar vita, scoprire una nuova città, imparare una nuova lingua, lasciare Trento...
No, si. Non lo sapevo, vivevo tutto molto alla giornata, prendendo i cambiamenti come vanno presi, cioé senza pensarci troppo. La scelta era avvenuta prima, parecchi mesi fa, una vita fa. Adesso si stanno solo raccogliendo i frutti di quella scelta.
Barcellona

Non ero emozionato lasciando Napoli, ma volete sapere quando ho capito, di botto, che l'Italia era definitivamente alle spalle? Quando l'aereo, dopo aver descritto una lunga curva dopo le Baleari, ha seguito la costa -scendendo- e sotto all'ala è comparsa Barcellona. Forse Aaronne ha provato la stessa sensazione, vedendo la Terra Promessa. Forse. Intanto a me si sono appannati gli occhi...

martedì, ottobre 04, 2005

Catalunya!


Eccoci!
Quarto giorno. Ci sarebbe tanto da dire o da raccontare; prime impressioni sulle quali ridere in seguito.

Le prime impressioni sono positivissime (e vorrei vedere!). Ci si sente a casa; Napoli... come dovrebbe essere.

Una delle curiositá dei primissimi minuti: tutti vanno in giro con gli infradito o con espadrillas o al massimo con scarpe da ginnastica. Una popolazione di tranquilloni! Credo che questo spirito bagni l'intera cittá. Non vi dico come ho apprezzato la siesta nel parco, con i pappagalli che mi volavano attorno.