venerdì, giugno 26, 2009

Racconti dall'età dell'oro

Piero Da Cortona - Golden AgeOra sto a Napoli, nella mia vecchia stanza però ristrutturata (non le cerchi, ma saltano fuori mille simbologie da ciò), tra vecchi libri e goban. Uno stacco, come non ne ho da tempo.

"Dopo tre mesi, una relazione smette di fondarsi unicamente sugli ormoni e si scopre com'è realmente l'altra persona", dice il mio amico F.   A dire il vero, la mia personale esperienza mi porta a dire che una persona mostra la reale se stessa dopo due anni. Prima di questo termine, si riesce a vivere senza che (troppi) nodi vengano al pettine.
In ogni modo, ora ho una visione più chiara di questo primo periodo.

Il primo mese si perde nelle nebbie del mito. È come l'Età dell'Oro dei nostri progenitori, come la Lupa di Romolo e Remo, come la spedizione degli Argonauti: le storie più forti nascono in questo momento, i ricordi più emblematici anche. Se la forza dei ricordi dipende dalla loro carica emotiva, all'inizio di una relazione siamo in un'ottima posizione per memorizzare ogni gesto, ogni frase detta.

Il secondo mese è dedicato al sesso. Ci si scopre fisicamente e si passa il tempo a respingere i limiti dell'altro. Prove su prove, per vedere con chi si ha a che fare. A volte si rischia e si arriva dove non si sarebbe mai dovuto arrivare; tanto stress da poter scoppiare.

Il terzo mese è un primo test, cieco, di coesistenza. La presa di coscienza che non si è più soli e il lottare contro questo. Qui capisco cosa voleva dire F.: la dipendenza da dopamina è talmente alta da impazzire, ma non è più una novità e ci si ribella ad ogni costrizione. Ancora una volta: la presa di coscienza si traduce in un nuovo assetto delle proprie abitudini. Prendere o lasciare, però durante il terzo mese si ha ancora abbastanza ormoni in corpo da poter ancora volare, portati da ali inerziali.

Qui finisce la storia mitologica fondamento delle civiltà. Da ora in poi l'uomo riprende possesso del proprio destino e guarda ai suoi atti con occhi aperti e critici. In un certo modo, qui si diventa adulti.

martedì, giugno 09, 2009

Narcisismo elettivo

Un vento di destra soffia in Europa. Non mi sembra strano, dato lo stato della sinistra. In Francia e Italia -paesi storicamente dove è sempre stata storicamente forte- è disgregata, sgretolata dalle infinite lotte intestine.
Un articolo di Scalfari che ho letto da poco va nella stessa direzione di queste mie sensazioni. Troppi litigi, troppo narcisismo. A sentire questa parola, subito penso alle scarpe di Bertinotti!
Ognuno difende il suo, ciascun partito smette di fare politica (leggi: compromesso) per curare i propri interessi o le proprie ideologie. Arrivando fino all'assurdo per non cedere alle alleanze: il PD esitava ad entrare nel partito socialista europeo! Tentenniamo per andare con i ELDR (European Liberal Democrat and Reform Party) dove, per esempio, partecipa il CiU di Alfons Mas. A me sembra allucinante! Comunque alla fine si trovò un'ulteriore forma di difendere se stessi per non dare alla politica europea confluendo nell'ASDE.

Ecco, tutto questo narcisismo politico, noncurante degli interessi degli elettori, mi fa paura. Mi fanno paura certi aspetti del mio carattere, ora che si confrontano con un valido e duro specchio nel quale riflettersi. Al ché, scatta la domanda: è possibile cambiare in meglio? Dimenticare un po' se stessi per un obiettivo più grande?
Personalmente credo di si. Si cambia se c'è necessità; "the greatest good" è generalmente una buona causa per la quale sacrificarsi (la unica difatti). Non sarà la prima volta. Capitò con R., anni e anni fa, per diventare un po' come sono adesso. Iniziai a fare colloqui a Google Zurigo prima di rinunciare, visto che il movente di tale cambio di intenti era venuto a cadere (non sempre ti danno fiducia, fa parte del gioco, anche se dà rabbia). Adesso sembra che il tempo e la fiducia siano agli sgoccioli... malgrado tutto, la lotta continua!

mercoledì, maggio 06, 2009

Principesse metropolitane

Tempo fa parlavamo delle scelte.
La tentazione oggi si è presentata sotto forma di una principessa dalle gambe bianche, calzate di un leggero velo di seta mentre un gonnellino nero copriva fianchi larghi ed invitanti. Non mi dilungherò sulle spalle, scoperte e rotonde, da calzare perfettamente il palmo delle mani di un uomo. Un volto da angelo, dagli occhi sottolineati da una matita nera quanto i folti capelli che cadevano, con ampie cascate di boccoli, su un collo lungo e affusolato.
Difficile, veramente difficile staccarle gli occhi di dosso, sopratutto dopo che i nostri sguardi si sono incrociati un attimo fin troppo lungo per essere onesto.

Non vi parlo poi della bionda dai capelli corti, tacchi e sedere provocante che era nella stessa carrozza e che incrocio ogni giorno in dipartimento. Facciamo finta di ignorarci.

Leggo il mio libro senza essere capace di concentrarmi sulle parole. La principessa tira fuori da una borsa giallo di Napoli (scuro) un set da trucco di Hello Kitty
rosa profondo e si concentra sulle sue labbra. Credo che tanta femminilità messa assieme non l'ho vista mai. Traballo.

La guardo. Non la guardo. Faccio le due cose assieme. Accarezzo il libro che mi è stato regalato da B. e penso alla sua pelle e alle risate fatte assieme. Le due donne della metro sembrano aspettare, ma la donna che ho io non aspetta un mio passo, la donna che io amo anticipa i miei desideri. Sempre. Sempre? Forse con la principessa sarebbe la stessa cosa, ma probabilmente no...

Le scelte, porca puttana, le scelte! Chiudersi strade per accedere ad altre. Ma poi?

Non alzo più lo sguardo e penso a quanto sono cambiato in questi anni. I consigli degli amici cercati e
ascoltati, la tranquillità nel guardarsi indietro, la disciplina nel seguire le proprie scelte. Appunto.
Scendo dal treno e (forse per la prima volta in vita mia) non mi giro per lanciare un ultimo sguardo seduttore all'indietro.

La paura non passerà prima di molto tempo. Ma non fa niente. Le scelte implicano patimento, quasi per definizione, ma sono anche queste stesse scelte che ci definiscono. Sarà perché si cresce solo attraverso la sofferenza?

venerdì, aprile 10, 2009

Il volo della falena

Tempo addietro, in altri luoghi e altre situazioni, scrissi di una falena. Un poemetto stupido e post-adolescenziale come molte delle cose che faccio. Un infinito inseguire se stessi, pronti a cogliersi in fallo.
L'idea della falena è come questo osservarsi mentre si è assenti, analizzarsi in quanto oggetto e ricordarsi (ahimé) le proprie debolezze come quando si parla ad un fratello minore. E qui torniamo alla Coscienza, all'Immagine del Soggetto a se stesso. Ma non è qui che volevo andare a parare...

La parte ancora ragionante del mio cervello avverte, invano, che non si deve giocare con il fuoco. Quante volte sarà capitato anche a voi. E malgrado le grandi promesse, i buoni propositi, a volte, dopo esservi bruciati, lanciate indietro uno sguardo furtivo e pieno di desiderio.
Già, tanto poi che fa? Ignorate, le fiamme non smettono di essere belle; guardatele danzare!

sabato, aprile 04, 2009

Decostruzioni

Da un mese ci siamo trasferiti nel nuovo campus del Poble Nou e lasciato la stazione di Francia che ci ha ospitati negli ultimi anni, tra rumori di treni e canti di animali del Zoologico. Il quartiere dove lavoravamo ha le sue attrattive, incontro di una gioventù trendy e di turisti colti. Uscire da lavoro e andare a prenderci una birra nel passeig a lato, con come sfondo una delle più belle cattedrali gotiche d'Europa, era un vero piacere.

La zona dove siamo adesso, stretta fra la Diagonal, Marina e i primi palazzi del Poble Nou è -di contro- in piena costruzione. Sarebbe forse meglio parlare di decostruzione; infatti si sta buttando giù il vecchio quartiere operaio, le sue fabbriche di mattoni e i suoi caseggiati del primo '900 per fare spazio a grattacieli di cristallo, torri della modernità che avanza.
Il Poble Nou ha avuto uno sviluppo fortissimo durante la rivoluzione industriale, la
Manchester di Catalogna veniva chiamato. Ora si è uno dei luoghi al mondo che permette maggiormente di comprendere in che direzione si muove l'economia e -soprattutto- che la rivoluzione industriale è terminata da più di un secolo, in questa parte del pianeta.



Andando a lavoro, mi sono imbattuto in un libro che parla di una mansión, di vari personaggi in chiaro-scuro e di una sacrificio compiuto con la tranquilla calma di una fiera che si lascia cadere sulla preda, disfacendo in qualche attimo una vita, maturata a colpi di pericolo e crescita, giunta al suo compimento.

Adesso la zona dell'università è un quartiere pieno di contrasti, mentre si buttano giù i vecchi fabbricati e iniziano a sorgere a lato, alti pinnacoli alla moda sognati da architetti famosi. Se passeggiate lungo la stessa calle Tanger dove sorge il mio Dipartimento delle Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione (eh sì, c'è trendismo anche nella scienza!), troverete, dopo l'isolato della Pompeu e gli studi della televisione di stato (TVE), una rimessa di camion trasformata in un villaggio gitano, con viali di roulotte e deposito di ferrivecchi. Poco più avanti, una discoteca hard, il Merlin, le cui mura hanno forma di torrioni e merli di castello medievale. E poi... il vuoto, due edifici in mezzo al no-man's-land che sorgono come monoliti grigi, dimenticati da una razza preesistente di formiche giganti, aspettando di essere abbattuti per far spazio a case più idonee al nuovo quartiere degli affari e della tecnologia che si sta costruendo.

Così le relazioni. Costruire per poi decostruire, a volte distruggere.
Il sacrificio del libro fu ben meditato, pianificato con saggia freddezza e del tutto gratuito: il momento venuto, la vittima fu naturalmente spinta verso il baratro che la aspettava, una voragine spalancata di disperazione, ampia ed affamata. Tutto molto semplice e vendicativo come un bambino.
Per non lasciarsi superare (dal tempo, dagli eventi, dagli avversari) bisogna correre sul filo di una lama, come una partita a go, sempre in equilibrio tra la realizzazione e la devastazione. Un'eterna ruota fatta di cancellature successive che si srotola e che compone le storie.
costruire.... decostruire.... costruire.... decostruire.... costruire.... decostruire.... Costruire.

giovedì, gennaio 15, 2009

Barcelona es bona si la bolsa sona!

Tre anni per districarsi nel labirinto dell'offerta culturale che è Barcellona! Il tutto, per vivere bene, è metterci il suo peso in danaro. Da quel momento in poi si esce dal circolo del turismo a basso costo e si accede ad aree dove si fa arte decisamente migliore. Si, perché il turista barcellonese è di tre tipi.
Il primo è quello che non si muove lungo le Ramblas, nato per essere spellato, attratto dalla reputazione della città, questo parco di divertimenti continuo. È un turista ignorante, pecorone dei tour organizzati. Il museo Picasso è la sua meta culturale più ambita, quando non va al museo del sesso a Colon.
Poi viene il turista colto. Costeggia il "pecorone" alla Sagrada Familia, lo si vede su a Montjuic al museo Miró e ai concerti del Palau. Beve un cappuccino al Borne e fa shopping nello stesso quartiere.

Infine c'è il turista danaroso. Scende all'Art e fa shopping al passeig de Gracia come tutti gli altri, solo che lui esce dai negozi con buste nella mano. A volte lo si vede da Bua su a Diagonal. Non esce al Borne perché non si sente cool, tranne quando cena al Bestiari o a Comerç 24. È ai concerti del Palau o al Liceu, ma non troppo perché generalmente è invitato a feste private su a Sarria.

Il mondo del divertimento segue il ritmo dei turisti. Ci sono i concerti pop e le discoteche frequentate, i finti spettacoli di flamenco per compiacere la massa. I concerti di qualità sono pochi, così come il teatro, che si divide tra superproduzione milionaria e spettacolo in catalano al fine di rivendicare una tradizione culturale ormai superata da un'avanguardia che non guarda a regionalismi.Festival Grec 2008


E noi, in tutto questo, come ci collochiamo? Beviamo una birra al Borne perché siamo cool, ma poi andiamo all'Apollo o al Razz. Tanto poi la musica pop è ovunque la stessa e questo l'industria dello spettacolo lo ha capito bene. Per uscire dai canoni... ecco, bisogna pagare. Da quando si mette a disposizione un budget per lo spettacolo si aprono porte insperate. Festival del teatro Grec, opere e grandi interpreti al Liceu, Herbie Hancock al Palau, musica sperimentale sulla terrazza del museo Miró (e la sera ci sono due pianoforti che si riflettono su uno specchio d'acqua mentre suonano e dietro il sole cala lentamente sulla città in fiamme). Si esce e si torna a casa soddisfatti. Più che soddisfatti: più sapienti, ricchi, appagati.

Ma poi chi si incontra a quei concerti "esclusivi" in tali luoghi ameni? Non si capisce bene.
L'amica Simo -mia fedele compagna di scappate al Liceu- mi faceva notare che a Napoli, quando si andava a teatro, si incontrava mezzo mondo. Qui? Non si sa se chi ci costeggia è professore universitario, funzionario di partito o ricco proprietario andaluso. Non esiste -o almeno non in forma esplicita- un gruppo sociale riconoscibile che si incontra spesso agli eventi artistici della città. La gente del Liceu non è la stessa che vedi al tuo ristorante preferito o alla prima di un film.
Sarà Barcellona elitista anche nella sua offerta culturale, tanto da creare comparti stagni di habitués? Oppure, più semplicemente, non esistono gruppi culturalmente attivi e quelli che incontro quando esco la sera sono semplicemente altri turisti, di una quarta categoria nascosta e culturalmente attiva.

lunedì, dicembre 08, 2008

Incontri fortuiti

Quando ci si rende conto di aver vissuto troppo in una città?
Credo che sia quando ci si ritrova in situazioni dove spuntano conoscenti da ogni lato... e questi si conoscono tutti tra di loro. A Napoli era diventato insopportabile, una promiscuità agghiacciante: tutti parenti di tutti, tutti erano al corrente dei più intimi segreti di tutti. Un incubo.
A Trento c'è voluto più tempo, ma alla fine, quando si usciva, si incontrava sempre qualcuno. Ogni-santa-volta. I paesini sono così: spazio vitale ristretto e molto affollato, si finisce col conoscere tutti ed essere conosciuto da tutti. Nessuna scappatoia.
Speravo in Barcellona. Il milione di abitanti di Napoli mi è costato 30 anni per esaurirlo e quindi una città simile mi dava un simile margine di tempo. Sbagliato. L'altra sera mi sono trovato in un momento tipico napoletano: lei con la sua storia attuale, me e la mia storia, e le due "storie" erano stati coinquilini quando vivevano in un'altra città. Quadrato perfettamente chiuso. Ineccepibile.

È arrivata decisamente l'ora di pensare a un post-doc.

mercoledì, ottobre 22, 2008

El puto Bicing (parte 1)

Brand new bikes for BarcelonaDa un anno a questa parte hanno installato il Bicing a Barcellona. Si tratta di un sistema compatito di trasporto su ruote ad auto-propulsione (biciclette).
Il bicing è figo perché evita di prendere la macchia o la moto, neanche ti viene di prendere la tua di bici perché, se la parcheggi per strada, te la fottono 9 volte su 10. Il bus fa troppo nonno in gita alle Ramblas la domenica e il metro è troppo proletario. No, queste belle bici rosse e bianche sono carine e comode perché te, le prendi sotto casa e le parcheggi a destinazione.
Questo... in teoria.
In pratica il servizio di Bicing (abbonamento annuo a basso costo, numero di abbonati totalmente sproporzionato rispetto alla capacità del servizio) funziona manco la chiavica - per usare una terminologia scientifica- tant'è che tra i sudamericani della città viene comunemente chiamato "El puto Bicing" (NdT: "Il fottuto Bicing").
Il problema principale, non è trovare un mezzo alla partenza (oramai la gente si è abituata a non trovare biciclette sotto casa, se non in giorni ed orari assurdi) bensì parcheggiarla all'arrivo.
Immaginate di arrivare dopo 15mn di sana pedalata sotto al vostro ufficio, tutti felici di aver risparmiato traffico e/o biglietto della metro. Siete in anticipo, persino! Lì però trovate tutti i posti pieni (o rotti, ma a questo punto ci arriveremo dopo). Iniziate allora a visitare tutte le basi del quartiere per poter parcheggiare la vostra fottuta bicicletta, ma sono tutte piene. La sana pedalata si è trasformata in un'assurda sudata, mentre bestemmiate la mezz'ora che state perdendo come un idiota nel cercare un parcheggio. L'unico sollievo sta in quel momento nella sofferenza altrui: altri cogli**i hanno preso il bicing come voi e state tutti girando in una fantastica danza dei quattro cantoni, tra i parcheggi del quartiere.
Il risultato di tutto questo? Arrivare in ufficio in ritardo, sudati e incazzati come delle bisce.

venerdì, settembre 19, 2008

LA RONDINE AURUNCA (nuova versione)

Il sole forte la riscaldava,
quel punto nero in alto volava.
D’un tratto vide un agnello cadere
in un fossato per un passo sbagliato.
Rondinellina da lui volò,
lo vide vivo, lo rincuorò
e con la forza delle sue ali
corse a cercare il pastore.
E dopo tanto duro volare
il suo padrone alla fine ritrovò.
Cercò il modo di farsi capire,
il pastore d'un colpo l'accoppò.

Finirai, rondinellina,
In salmì nella cucina
Finirai, piccola nerina,

In un vaso nella cantina.

giovedì, settembre 18, 2008

Come se nulla fosse

Dieci minuti fa ho sentito M.
È stata carina a chiamarmi e -in un certo senso- me lo aspettavo. Ovviamente dopo la (mai abbastanza breve) chiaccherata, ho iniziato a pensare ad un sacco di cose. Poi sono capitato sulla pagina di oggi del mio oroscopo cinese:

Fight against your tendency to mull over the past instead of dealing with the present time and preparing the future.
One can change nothing to the past, whether for good or ill; therefore, it would be better to leave it in oblivion.

mercoledì, settembre 17, 2008

Crisi!

Logo Metro Barcellona Oggi, nella metro di Barcellona, circolava un giornale arancione. Il fatto che oggi sia andato a lavoro con maglietta ed espadrillas arancioni c'entra poco.
Il giornale ha le dimensioni e l'aspetto dei normali giornali da leggere nella metro, quelli con gli articoli da 5mn. Invece, è scritto fitto fitto, pieno di articoli sul funzionamento dell'economia globale, denuncie alle trappole tese dal sistema bancario e guide alla disobbedienza sociale.
In pratica, questo attivista barcellonese, è riuscito ad ottenere prestiti per un totale di 492.000 euro, da 39 entità bancarie durante un periodo di 2 anni. Si è montato la sua brava impresa fittizia, che gli pagava regolare salario, ed è andato a chiedere prestiti in giro... quando non gliene offrivano. Una parte del denaro lo ha investito nella pubblicazione di 'Crisi' (numero unico), appunto, che è stato distribuito oggi in 150 punti del paese. Il resto del denaro è stato dato in beneficienza ad enti che mirano a costruire alternative sostenibili alla globalizzazione. Poi, Enric Duran l'autore del gesto anarchico, ha lasciato il paese verso una destinazione ignota.
Se non avete il giornale o non capite il catalano, sul sito lo trovate anche in spagnolo, inglese ed arabo. Enjoy!

mercoledì, agosto 20, 2008

Souvenir, souvenir

Quest'ultimo perido vacanziero a Napoli è stato come un viaggio nel passato.
Non so neanche da dove cominciare o da chi. Ora che sono di nuovo a casa a Barcellona e guardo indietro verso questo mese di agosto, vedo volti nuovi, ma che sono legati a vecchie relazioni. Tutto è un garbuglio di sensazioni inattese e... nuove.
Già il matrimonio della Peppa mi sembra lontano anni luce. Infatti quello è stato uno dei primi eventi, certo epocale, ma solo un assaggio di quello che sarebbe venuto dopo.

È sorprendente quanto si possano sempre scoprire i propri sentimenti. Reazioni costantemente sotto controllo, per spiare l'evoluzione dei rapporti. Si, probabilmente sono anche paranoico, ma ho rivisto amici di lunga data ed è stato anche molto piacevole. Gli amici nuovi, invece, iniziano a starmi molto a cuore. E poi sorprese, nuovi ed antichi affetti.
Ecco, queste vacanze hanno portato tutto quello che amo e anche quello che odio di più.
Molta emozione, che magari trova il loro assetto nella testa in forma caotica, ma che comunque ti (s)muove da dentro. Anche molta incertezza, per la forma che assumono questi stessi sentimenti che arrivano disordinati e quindi anche molta difficoltà nel porre su di loro una etichetta.

sabato, luglio 26, 2008

Il suonatore pazzo di Verdaguer

Linea 4 di Barcellona

Cambiando a Verdaguer dalla linea blu a quella gialla, c'è un lungo corridoio. In questo corridoio, come in molti altri corridoi simili della metro di Barcellona, di tanto in tanto c'è un chitarrista.
L'ho notato la prima volta un giorno che avevo appuntamento lì con R. la portoghese. Aspettavo ed ascoltavo la canzone che suonava il chitarrista di cui sopra. Bravo, veramente bravo! Poi la canzone era una che mi piace e ricorda una lontana vacanza del '94:
Here comes the Sun. La suonava con tanto di ricca intro musicale. Notevole!
Aspetta...aspetta... e finisce la canzone. Aspetta ancora un po' (mi sembra che ho passato gli ultimi 20 anni della mia vita ad aspettare donne agli angoli delle città) ed ecco che ne suona un'altra. Stessa intro, stesse parole, stesso tutto! Bravo, senza dubbio, ma la canzone è la stessa.
E dopo... ancora una volta
Here comes the Sun! Passeggio lungo il corridoio e mi giungono le note dell'intro che avevo imparato a mia volta quando ancora suonavo. Le parole poi, allegre e briose, mi perseguitano ad ogni passo che faccio, ripetizione dopo ripetizione.
Mi rendo conto che per essere chitarrista di metro non c'è bisogno di un repertorio ampio: i passeggeri della metropolitana, camminando in quel corridoio, hanno appena il tempo di sentire qualche nota, una strofa al massimo. Quindi perché non imparare benissimo una sola canzone, da ripetere indefinitamente?

domenica, luglio 06, 2008

Non c'è più religione che tenga

Linea 5 di Barcellona

Parlavamo delle figure della metro barcellonese.
Ecco, all'uscita di Hospital Clinic (si, si proprio di fronte all'ospedale) si incontra spesso questo prete in tonaca, molto anziano. Che ci fa lì?
Propone calendari all'uscita della metropolitana. Calendari dell'anno corrente, 2008, con immagine della Madonna in copertina.

Poor religion

Potrebbe sembrare un porta a porta ecclesiastico o una risposta liturgica ai calendari con supermodelle. Invece è molto meno e molto più triste di tutto questo, se si tiene conto di un dettaglio. Il prete in questione vende calendari a primavera inoltrata (la foto l'ho scattata ad aprile, ma lui l'ho incontrato anche a maggio: stesso luogo, stessi calendari).
Suona come un'attività senza sbocco, come vendere panini già morsi o bottiglie di vino mezze piene; le analogie non mancano.
Probabilmente è l'indigenza, piuttosto che una Santa Missione Calendaristica, a spingere questo personaggio all'imbocco della metropolitana di Barcellona, in abito talare, sotto al sole, con i suoi calendari 2008 mezzo consumati.
Al ché ci si chiede: ma la chiesa che fa? Avrà una parrocchia costui e magari il numero di fedeli è talmente ridotto da non permettergli di sopravvivere?
Ne parlavo col mio amico H., il quale mi commentava: "I preti possono continuare la loro missione evangelica anche se la curia li manda in pensione o se non hanno risorse. Una volta ordinati, si rimane preti per tutta la vita. Poi il discorso cambia quando si parla di risorse economiche (normalmente gestite localmente).".
Mi piace quest'immagine del Vaticano come un'industria dalla logica sfruttatrice e capitalista: la sede principale di Roma ha oro sui soffitti, mentre i suoi "impiegati" vendono calendari a mezza estate.

sabato, luglio 05, 2008

martedì, luglio 01, 2008

¡Campeones de Europa!



La font de Canaletes és un dels llocs més significatius de Barcelona, situada a la Rambla.
Canaletes també és famosa pel seu lloc on es reuneix l'afició «culé» per celebrar els èxits del Futbol Club Barcelona. El motiu de que sigui la font de Canaletes el lloc, ve de que als anys 30 els aficionats al futbol per conéixer els resultats dels equips catalans venien a la redacció del diari La Rambla per llegir els resultats que estaven en una pissarra enfront de la font.


La Fontana di Canaletes è una fontana situa all'inizio delle Ramblas di Barcellona e uno dei luoghi più significativi della città. Canaletes è anche famosa per essere il posto dove i tifosi del Futbol Club Barcelona si ritrovano per festeggiare i successi della propria squadra. Questo legame nasce negli anni '30: i tifosi vi venivano per leggere i risultati delle partite di calcio che venivano trascritti su una lavagna sotto la sede della redazione del giornale La Rambla, di fronte alla fontana di Canaletes.

Testo preso in prestito da Wikipedia.

mercoledì, giugno 04, 2008

Riassunto della situazione

Minchia! è da marzo che non scrivo?!
Embe', ne sono passate di cose...
Ora sono fidanzato -o quasi- e fra una settimana mi sfidanzo -o quasi. Mi sono incazzato e mi sono calmato. Ho visto montagne di munnezza per le strade di Napoli e poi le ho viste scomparire (alle 6 di mattina del giorno dopo). Ho lo stato dell'arte del contingent planning. Che più...? Mi sono fatto il culo a tarallo, ma ce l'ho fatta; ora sono confuso, come al solito. La Peppa si sposa!!!!
Miiiii non avrei dovuto restare assente tutto questo tempo: vi siete persi i passaggi.
La primavera avanza e così gli ormoni. È periodo d'ingrippo e ogni volta è sempre più pericoloso (meno male che una certa autodifesa rimane in piedi - solo ora riesco a vederla chiaramente).
Il mondo è dinamico (essì) e i casini non vengono mai soli. Dovrei scrivere un lungo discorso sull'amicizia e come intrattenerla affinché i rapporti non vadano a puttane... ma vabbe', chi se ne fotte e non voglio essere troppo pesante e poi ho appena avuto uno shock: L., il mio mito di gioventù si è fatta una vacca! (ok, il commento è -forse- un po' sessista, però una delusione è pur sempre una delusione)

Ho in progetto una serie di post sui personaggi che affollano la metro di Barcellona. Pare una cazzata, ma ce ne sono davvero di personaggi allucinanti. Ed ho le foto e tutto... Ok, lo riservo per i prossimi giorni. Ora vado via un'altra volta, fantasticando sulla vita di cazzo che porto avanti (ma continua ad incoraggiarmi, che tanto mi piace!).
Baci

domenica, marzo 30, 2008

Elezioni Politiche 2008

Liste elettorali nel pacco

Da bravo italiano all'estero, ieri ho imbucato le mie schede elettorali. Lo so che sono l'ultima speranza dei miei compatrioti. Però, prima di ciò, ho dovuto votare.
Già da qualche giorno a questa parte mi arrivavano a casa lettere dei candidati, con i simboli e i programmi. Da brivido!

A parte gli sfotto' degli amici spagnoli: "Il Popolo della Libertà - Berlusconi presidente" jajajajaja è un partito politico? jajajaja e proprio Berlusconi parla di libertà?! Con la maiuscola?! jajajaja (NdA Gli spagnoli non ridono "ah ah ah" ma ridono "jajaja", per ragioni fonetiche). Non so perché l'aspetto ridicolo non è così evidente agli italiani, forse perché c'è più da piangere che da ridere?
I candidati poi sono uno spettacolo. Ce n'è uno che accumula i poteri come
Peter Petrelli e si dichiara: "Sociologo, Giornalista, Docente, Psicologo e Consulente Economico" (NdA: con la maiuscola). Dopo questo Camurati, un tale Di Girolamo, che si dichiara amico mio, sottolinea nel suo programma che "i ristoranti italiani nel mondo non sono valorizzati" (sic) e propone di non pagare acqua, luce e gas per una casa in Italia in cui non si vive tutto l'anno, ma d'altra parte pretende di poter disporre di assistenza medica gratuita in Italia per più di tre mesi all'anno. Carinamente mi lascia il suo cellulare.


Poi, dal "pacco" elettorale sono uscite molte sorprese: buste, bustine, stampati e liste elettorali. Le liste! Mi metto scuorno di mostrarle ai coinquilini... ma è troppo tardi. Hanno quasi tutte un nome incluso: Berlusconi, Casini, Veltroni, etc.
Cose improponibili come i Savoia rifanno capolino nel mondo della politica: dove c'è da mangiare, le teste coronate sono sempre presenti! Il simbolo del partito poi ripropone un nodo, come a sottolineare che possiedono uno yach, altrimenti non sono nessuno.
Curiosamente agli amici spagnoli di cui sopra è sembrato più ragionevole votare Di Pietro. Una brava persona, certo, ma politicamente? Certo, spaventa di meno di un partito "ecologista, comunista, femminista" che lascia presupporre una banda di scalmanati o -al peggio- finti alternativi radical chic. In effetti c'era poco da scegliere e votare a sinistra questa volta mi è riuscito facile.

martedì, marzo 18, 2008

No country for old men

Blue moon

Ed eccoci ancora una volta a controllare la posta. Possibile che ci caschi sempre?!
Vabbe' vabbe'... la smetto di lamentarmi, che poi i questi fatti mi ci metto da solo, senza l'aiuto di nessuno.
Notizie sparse: il lavoro fa bene, andrò in Australia fare i buchi in terra. Mi sta salendo l'ansia. Mi preoccupo quando magari tutto va bene -- o quasi. Lorazepam?

Appena visto l'ultimo dei fratelli Coen. Forte. In tutti i sensi.
Sto qui a chiedermi, in questa notte di luna piena, come siamo arrivati in questa situazione surreale. Lei sta abbracciando un cuscino mentre sorveglia il fratello. Guardandoli mi sembrano parte della mia vita quotidiana... o sono io parte della loro? In ogni modo è una sensazione strana, stranissima.
Ora tisana, della nonna, la loro.

venerdì, marzo 14, 2008

Zp ganador (seconda parte)

Le elezioni spagnole le ho vissute in forma dissociata. Ero in viaggio, tornando dalla Francia che aveva anche lei scelto di votare a sinistra quella domenica. Durante il viaggio ho conosciuto dei personaggi curiosissimi.
Un ex pilota di moto gp, classe 250cc. Abbiamo parlato di intelligenza artificiale, applicazioni informatiche e forse ne nasce un progetto assieme. Così, da una discussione di 15mn. Si trovano affinità in qualsiasi luogo o momento.
Poco più tardi, atterrando a Barcellona, mi sono messo a giocare a backgammon con un pallavolista brasiliano. Lo so che sembriamo i personaggi di un film: l'ex pilota di moto da corsa, un ex pallavolista sposatosi 4 volte separatosi 4 volte, lo scienziato... Manca la pornostar in crisi d'identità e il prete spretato!
Il giorno dopo, in ospedale (si, ultimamente sto frequentando parecchio l'Hospital Clinic) ho avuto una discussione politica con un Izquierdista gramsciano. Si. Per i non spagnoleggianti, Ezquerra Republicana è un partito nazionalista catalano, repubblicano, comunista. Se piazzate tutto questo tra le battute con le infermiere, i dottori simpatici e faciloni; le elezioni politiche passano in secondo piano, anche perché sembrava impossibile che Rajoy (e la sua niña) potessero convincere.