sabato, luglio 08, 2006

Barcellona non è il posto più indicato per ascoltare il flamenco... o forse si. L'immigrazione andalusa del secolo scorso ha portato la cultura e la musica del sud nell'organizzato e distante nord della Spagna.
Così mi sono ritrovato (come accade spesso) al Jazz Sí e questa volta di venerdì, per un concerto di flamenco.
Va detto che l'iniziazione a questo stile musicale l'ho avuto da parte di S., ragazza barcellonese (i casi della vita!) di passaggio a Rovereto. Le emozioni che avevo provato quella sera erano ben oltre quelle abituali dell'innamoramento. C'era il trasporto e la partecipazione al canto.
Anche questa notte sono rimasto sorpreso. Non parlo dei testi o della chitarra che introduce più che accompagnare, il canto. La voce di "el Chico" sembrava coltivata a cigarette e alcol; ma neanche questo mi ha toccato il cuore.
Piuttosto ho avuto l'impressione che in quella musica vi è tutto lo spleen, il mal di vivere e la difficoltà nel vivere questa vita, che i Poeti Maledetti descrivevano. Sarà un caso che adesso mi trovo accompagnato da un bicchiere di assenzio... Un bicchiere che sembra portare tutte le lacrime inespresse che compongono la voce, che grida e piange al tempo stesso, dei poeti andalusi.


Foto by Daniel CsorfolyFlamenco show in "La Carbonería", Sevilla.

venerdì, luglio 07, 2006

A Berlino!

Diciamo che il pathos è andato a farsi un giro.
La prima semifinale è stata una sofferenza e poi una vera e propria esplosione! Vedere un'Italia attaccare per quasi 120 minuti è stata una prova di carattere e sopratutto di volontà (chi non ricorda l'estremo defensivismo e lo spirito rinunciatorio degli europei?). Bello, bello, bello... e poi quando si è alzata dal nulla un "Bella ciao", da lacrime agli occhi.
A casa i tedeschi, a casa! Hanno subito l'umiliazione di farsi stracciare davanti ai propri tifosi senza accennare a una reazione. Tornano a casa e se poi ci sono già, tanto meglio: risparmiano il biglietto aereo.

La seconda semifinare era già più scontata, con una Francia solidissima e attenta (se non fosse per Bartez che ti fa venire una sincope ogni volta che tocca il pallone). Zidane è un mostro, di bravura ma anche di concentrazione; al gol non ha praticamente esultato: a che servono tutte quelle scene in fondo se non per il proprio ego?
La Francia è una bella squadra, persino dopo 8 anni dal momento in cui ha toccato l'apice. La Francia contro Le Pen, tutti i colori del nero in campo. La Francia che elimina un Brasile sempre sopravalutato per motivi di marketing.

Adesso? nessuna trepidazione aspettando la Finale: la Coppa del Mondo l'ho già in casa, qualunque cosa succeda, 100% di probabilità di vincerla. Mi sto già preparando per domenica: aspettatemiiii!!!!

venerdì, giugno 30, 2006

Ingrippi vari

Lo so, lo so, lo so: faccio sempre le stesse stronzate.
Ma porca putt. sarà pure un fatto culturale, ma inizio a sospettare che sia io... a questo punto! Prima non era così. Sarà forse che quando mi ci metto d'impegno sembro l'ultimo dei cogl#@&i o che sono ininteressante e (inutilmente) pieno di me, come dice C. degli uomini milanesi. Ho messo su pancia, e allora?
Fortuna che almeno agli uomini piaccio ancora: sono stato semi abordato nel 14 stamattina da tale S., dolce e simpatico.
Se è così (NdA: prendendo l'autobus) che mi risollevo l'ego, che c@#%$¿ me la sono comprata a fare la bicicletta?!??!

martedì, giugno 27, 2006

La Madonna è giusta!
Nel senso che dà e leva in ugual misura, mantenendo un equilibrio quasi taoista tra gli uomini.
La notte di San Giovanni è una notte particolare. A poco son servite le imponenti processioni della chiesa, le messe solenni e le omelie papali: San Giovanni Battista è e rimane un simbolo pagano, una personificazione dell'estate, dell'apogeo del sole che porta, allo stesso tempo, il seme del suo declino.
Egli porta "il fuoco divino", annunciando l'avvento di Joshua ("il Salvatore") mezzo anno dopo (nel più profondo della tenebra nasce il seme della luce).
La festa di San Giovanni è quindi la festa del sole che entra nel Cancro, la costellazione legata all'acqua. Il simbolismo dell'unione del maschile col femminile è più che evidente; forse per quello, la notte del solstizio d'estate è considerata la più magica dell'anno. Travi di fuoco solcano i cieli, gli animali acquistano la parola e le erbe raccolte racchiudono molto più potere.
Mentre ero intento a festeggiare questa unione simbolica nell'acqua, la Madonna (che è giusta) ha provveduto a ricordarmi che il paganesimo è un peccato e in quanto tale va punito. Come dire: "Se trombi, aspettati di venire inculato".
San Giovanni il Battista ha fatto il suo mestiere e mi ha battezzato a dovere: assieme allo zaino, mi hanno rubato praticamento tutto.

sabato, giugno 17, 2006

Consolato d'Italia di Barcellona (4ª parte e lieto fine)

Logo dell'Italia

Mi è arrivato a casa il "kit del votante", con tanto di istruzioni per mettere la scheda nella busta piccola e poi il certificato da ritagliare e mettere nella busta grande assieme alla busta piccola.
Sembra una barzelletta, ma è così e mi chiedo come mai l'hanno fatta così complicata.
Lassafa''a Maronna!!
Un altro dubbio sorge: ma non è che con quella scheda elettorale si possa fare troppo facilmente il giochetto della "scheda-votata/scheda-bianca" fuori dai seggi italiani? Sapete, quel vecchio acquisto di voti con mezza banconota data all'entrata del seggio assieme ad una scheda già votata da mettere nell'urna e l'altra mezza banconota, all'uscita, in cambio di una scheda bianca da usare con il prossimo cliente. Si faceva anche con le scarpe, un tempo: la scarpa sinistra prima del voto e la destra dopo. Era Lauro a Napoli, credo...
Comunque la mia scheda l'ho usata per bene e stamattina, alla prima ora, sono andato ad imbucare, felice e soddisfatto del dovere finalmente compiuto, la lettera elettorale.

sabato, giugno 10, 2006

giovedì, giugno 08, 2006

La vecchia Inghilterra... Eccoci qua, una volta ancora, ad accumulare figure di m. alle conferenze!
Gente simpatica, ma a dispetto di Edimburgo (dove qualcosa da fare la si trovava), Amberside è veramente un posto perduto in mezzo al nulla. Ah, si! Si può andare a fare passeggiate lungo il lago; ma quando si sta in un albergo a parlare di lavoro col laptop davanti, ha poco senso sapere che ci sono boschi stupendi, sopratutto col sole che sta facendo.
Non mi lamento, non mi lamento, figurarsi! Devo pure finire le slide! e poi, chi si deve lamentare è chi ci abita, qui.
C'era una vecchia storiella: "Cosa fa il giovin pastore in mezzo ai pascoli, in alta montagna, dove il cielo è terso e blu profondo come il mare più profondo, dove i fiori colorano lo sguardo e il vento porta l'odore della paglia e delle risa? Il giovin pastore, in mezzo a tutta questa beltà... si rompe il cazzo".

martedì, maggio 30, 2006

tingendosi d'azzurro, color di lontananza.

Festa per la partenza di  Nir Un tema che ultimamente mi pesa particolarmente è lo scorrere del tempo.
Si, lo so...
Però oltre che la semplice manuntenzione degli affetti (arte assai impegnativa), si tratta di non perdere il legame con chi si è lasciato alle spalle (intendo nel senso di "lontananza"). Un legame destinato a perdersi comunque, per mancanza di vita comune, di confronto quotidiano. Ci si ritrova a voler bene a persone in realtà non esistenti, ad archetipi, a spettri inventati e intrattenuti dalla nostra mente.
Il presente conta, come contano le persone che ci stanno vicine ora. Sono loro che ci vedono prendere decisioni, cambiare umore, lanciarci in nuove esperienze ed è a loro che si raccontano queste esperienze una volta giunti alla sera.

Vivere lontani dal posto che ci ha visti crescere comporta anche questa presa di coscienza: gli amici, gli amici di sempre, non ci sono più. Non ci saranno più.
Non è detto che tutto sia perduto: a volte si mantengono comunque stretti legami, intrattenuti in buona parte grazie a Sorella Intenet, a volte spendendo cifre abnormi al telefono. Anche se la vicinanza con l'altro si trasmette mediante il soffio, continua a mancarmi l'esperienza quotidiana, e le piccole sofferenze come i piccoli successi vengono regolarmente tagliati nei "riassunti" che si fanno per mail o una volta all'anno, quando si torna a casa per Natale.

Nir
Vivere lontani porta anche nuova conoscenza (ringraziando il Cielo!) e nuove vicinanze. Amicizie che, a loro volta sono destinate ad affievolirsi se non intrattenute o se si interpongono chilometri.
Ma questa è un'altra storia...

giovedì, maggio 18, 2006

venerdì, maggio 12, 2006

class Philosopher extends Man

Trovandomi nuovamente a fare didattica universitaria, mi son reso conto (ma già lo si sapeva) che i post-adolescenti vivono in un limbo, separati della realtà che li circonda.
Per questo trovo sempre il modo, nelle mie lezioni di programmazione ad oggetti, di lanciare qualche riferimento alla storia della scienza e alla filosofia.

Rispolverando Java, ci si rende conto senza neanche troppo sforzo, che la programmazione ad oggetti porta dentro di sé 2300 anni di storia della filosofia.
Ritroviamo l'ontologia platonica nell'astrazione ci si effettua in programmazione, dove si possono usare descrizioni generali e incomplete (astratte, appunto) per meglio definire elementi derivati e per fornire un'interfaccia generica che permette di usarli senza preoccuparsi dei dettagli d'implementazione.
I predicati, la teoria della divisione aristotelica e le gerarchie che ne conseguono si ritrovano nei rapporti di ereditarietà che legano le classi tra di loro. Quando si consiglia di programmare, iniziando dalla classe più generale, non si fa altro che definire un concetto, iscrivendolo in un insieme più esteso e suddividere quest’ultimo attraverso una serie di note caratteristiche, fino ad ottenere un insieme che abbia la stessa estensione dell'oggetto da definire.

Divertente come il peso della nostra storia filosofica entra nei minimi dettagli della nostra vita, nella pratica quotidiana.
Diventente quindi anche immaginare come sarebbe il nostro mondo, la nostra scienza, se la storia avesse portato altri filosofi, Eraclito o Lao-tse, ad influenzare così fortemente il pensiero occidentale. Ad esempio: come sarebbe un programma informatico oggi? Come un'indistricabile rete di agenti che, scambiandosi messaggi o influenze, fanno funzionare un Tutto?

martedì, maggio 02, 2006

L'offerta di sangue all'amore, del disegno che si intravede nel post precedente, non è senza legame con quanto è successo in questi ultimi giorni di ritorno all'ombra del Vesuvio. Forse sarà il golfo di Pozzuoli, che deve sempre essere testimone di questi avvenimenti (almeno per quanto mi riguarda), che paga il pegno del contrasto così stridente tra la sua sovrannaturale bellezza e la disperazione di cui è testimone... Ulisse ed Enea vi diedero l'ultimo addio ai compagni Baios e Miseno.

La grande conca di cui Bagnoli costituisce il lembo più orientale, immediatamente sotto la collina di Posillipo, riesce ancora oggi, pur degradata com'è, a trasmettere quasi un senso di sgomento per la sua cristallina bellezza. Di più l'uomo non poteva fare per oltraggiare, umiliare, prostituire un "dono del Signore". Quanto oggi l'occhio è in grado di abbracciare tra Nisida e Capo Miseno è forse la prova definitiva che attesta simultaneamente l'esistenza di Dio e di Satana.
Ermanno Rea - Mistero Napoletano (Einaudi, 1995)

martedì, aprile 25, 2006

venerdì, aprile 07, 2006

No Pasaran!

Per la domenica della palme, regala e fatti regalare un Ulivo!

lunedì, aprile 03, 2006

Consolato d'Italia di Barcellona (3ª parte)

Logo dell'ItaliaOvviamente ci sono tornato, visto che il plico elettorale non mi è ancora arrivato.

Non mi lamento, anche perché stavolta mi è andata di lusso. Ricco delle mie precedenti esperienze, ho fatto una fila di una mezz'oretta (che può ancora essere migliorata), incluso un appiccico senza senso per l'ordine d'ingresso al quale non ho voluto partecipare (troppo). Dentro sono stati gentilissimi e mi hanno spiegato che -
ovviamente- non sono sulla lista dei votanti perché mi sono iscritto all'AIRE dopo il 31 dicembre.

Cenere sul mio capo.
Ho compilato una richiesta: "
Il sottoscritto Alexandre Albore, nato a ecc...ecc... chiede di essere iscritto nella lista aggiunta del consolato ecc..ecc... in vista delle prossime elezioni politiche del 9 aprile 2006". Il risultato è che se il mio comune (Trento) decide che si può fare una deroga e trasferirmi il diritto di voto a Barcellona (i trentini non lo faranno mai!!), allora mi chiamano in ufficio o sul cellulare ed io corro a prendere la scheda elettorale e la imbuco nel primo ufficio postale a disposizione, altrimenti mi chiamano lo stesso e mi prendono in giro cantando cori di sfottò.
Non male eh?!?

domenica, marzo 26, 2006

Ghostbusters!

A Parigi ho incontrato i miei fantasmi. Perlomeno buona parte di essi.
Sono stato benissimo... va detto prima di ogni altra osservazione. Sono stato benissimo seppur incontrando buona parte dei fantasmi che infestano la mia vita da tre anni a questa parte.

Sembrava uno di quei sogni ricorrenti, dove ci si ritrova ad evolvere in ambientazioni note. Però non ero il protagonista del sogno, ero un altro personaggio che interagiva con gli stessi ambienti, ma vecchi di tre anni e forse più.
Non è la trama di un fumetto di Dylan Dog; ero solo io che sognavo me stesso e quando ho guardato nello specchio, ho visto... me stesso.

A Parigi ho incontrato l'Alex di qualche anno fa, mi sono ritrovato immerso nel suo mondo. Stupido a dirsi: arrivando credevo di poter ancora vivere in quel mondo.
Invece no. Troppa acqua è passata sotto al Pont Neuf e tutti gli attori di questo fumetto vivono altre vite. Era solo il riflesso di una scenografia usata quella che ho incontrato nella Parigi di oggi e scoprirmici a mio agio, malgrado gli spettri che la abitano, è stato forse il modo più piacevole di svegliarmi da questo sogno.


Manif contre le CPE
Manifestazione anti-CPE del 18 marzo, gare d'Austerlitz

mercoledì, marzo 08, 2006

Bloggando dall'Esilio

Questo post è originalmente apparso in spagnolo, scritto da Sebastian Delmont, un venezuelano che vive e blogga a New York City. È stato pubblicato nel primo (e unico) numero di Weblog Magazine, però si può ancora leggere sul secondo blog di Sebastian, Zona Geek. Si tratta di un delirio da blogger, che però rende ben chiara cosa è l'empatia da emigranza.

Per un qualche motivo, che io non pretendo conoscere, vi è un numero disproporzionato di blogger famosi che sono persone che abbandonarono i propri paesi di origine alla ricerca di orizzonti nuovi.
Venezuelani a New York, Americani a Madrid, Ecuadoriani in Messico, Argentini (NdT: e franco-napoletani) a Barcellona, Spagnoli a Montevideo, solo per menzionarne alcuni. E sebbene abbia detto già che non pretendo conoscerne le ragioni, sicuramente questo non costituisce un ostacolo —da buon blogger— all'esporre qualche teoria folle, giusto per passare il tempo.

Come in ogni correlazione, vi sono tre possibili scenari: l'esilio è colpa del blog, il blog è figlio dell'esilio, sia il blog che l'esilio sono stati causati da qualche altro fattore. (I più preparati in statistica mi rimproveranno di aver saltato la possibilità che non vi sia nessuna relazione tra blog ed esilio. Tali persone non sono capaci di percepire l'ironia insita in questo articolo e la sua mancanza assoluta di metodologia scientifica, malgrado il tono pseudo-formaloide, cosicché non le daremo retta.)

Per molti, il blog è diventata la porta aperta sul resto del mondo. Scrivendo un blog stai invitando altre persone a conoscere la tua vita ed è invevitabile che questo avvenga nei due sensi. Così ti ritrovi a leggere i blog degli altri e a scoprire altre vite in altri luoghi. Quando scrivi lamentandoti del trasporto pubblico nella tua citta, qualcuno inevitabilmente lascia un commento che si può riassumere in “la vita è migliore nella mia città”. Alla fine diventa per te impossibile ignorare una tale pressione e inizi a sentirti curioso del mondo oltre la tua strada e, senza nemmeno accorgertene, ti ritrovi qualche mese dopo a trasferirti Oltreoceano.

D'altra parte, certuni erano già curiosi prima di iniziare il proprio blog. Molti si sono trasferiti prima e hanno iniziato a scrivere poi. Ed è nella solitudine della città nuova e straniera che il blog si converte nel legame virtuale coi vecchi amici, con la famiglia, con quanto ci è familiare. Anche quelli che amano la loro nuova vita trovano nel blog lo strumento perfetto per mantenere viva la relazione con quanti sono rimasti a casa. Non è più necessario passare ore al telefono con la mamma a raccontare com'è la nuova casa, per poi ripetere le stesse cose allo zio e poi più tardi all'amico di sempre. Semplicemente lo posti sul blog e poi ti godi il tempo avanzato bevendo una birra al bar dell'angolo.

Ma forse non c'è nessun collegamento causale. Forse bloggare e l'esilio sono entrambi il risultato di qualche altro fattore. Forse noi blogghiamo come forma di conoscenza e viaggiamo per lo stesso motivo. Forse la stessa attitudine mentale che ci ha portati a scrivere del tempo o di quello che mangiamo a colazione è responsabile di aver stimulato in noi il desiderio di vivere in un altro paese.

Però, dopo tanto analizzare, sono arrivato a una teoria che forse non tutti condivideranno, ma se questi lasciano da parte l'orgoglio e guardano dentro di sé, si renderanno conto che è questa la vera ragione. Credo che tutti i blogger esiliati partirono un giorno in cerca di un nuovo destino solo per avere di che bloggare, e anche perché non c'è modo migliore di ottenere nuovi link che farsi nuovi amici in una nuova città. Mi arrischio a dichiarare che questi blogger sono emigrati in cerca di nuovi post e di un miglior pagerank.

venerdì, marzo 03, 2006

Consolato d'Italia di Barcellona (2ª parte)

Logo dell'Italia

Alla fine ce l'abbiamo fatta! Siamo riusciti a iscriverci all'A.I.R.E.

Il plurale maiestatis è per la grande soddisfazione nel riuscire nell'impresa. Non a caso mi sento un po' come la prima volta in cui terminai Double Dragon.

Iniziamo dall'inizio.
Mi sono recato alle porte del consolato mercoledì, poco dopo le 7 del mattino. La bandiera tricolore era riapparsa al balcone del 1º piano: ottimo segno. Non ero il primo in fila, ovviamente, benché fossi arrivato 3 ore prima dell'apertura degli uffici. Armato di un nuovo (buon) libro, mi sono messo a pazientare. Passa il tempo e la gente arriva. Passa il tempo e inizio a chiaccherare con gli altri emigranti che aspettavano assieme a me in mezzo alla strada.

Sorpresa, sorpresa! L'80% dei presenti erano italiani, si, ma del Sudamerica! Argentina! Quasi tutti gli italiani di Barcellona sono argentini, nipoti di emigranti e a loro volta emigranti. Corsi e ricorsi storici: dagli Appenini alle Ande e poi, 50 anni dopo, dalle Ande ai Pirenei. Tra Marco e Sebastien in pratica.

A un certo punto (non ce la si faceva più dal freddo) spunta un impiegato del consolato che ci dà dei numeri per accedere, più tardi, all'ufficio competente. Per riscaldarci, andiamo a prendere un caffé corretto al bar di fronte e iniziamo a raccontarci le nostre storie di emigranza.

Ezechiele (detto Eze) è originario dell'Etna, nonno emigrante e lui è tornato a lavorare in Italia, a Milano. Fredda Milano e dura anche. Quando è arrivato a Barcellona è rimasto tutta l'estate senza lavorare, lui, la moglie e i due figli piccoli. Non si sono persi d'animo e si sono goduti in spiaggia sotto gli ombrelloni la vacanza forzata.

Maria viene da Santa Fé. Ha sposato un italiano e siccome il sangue italico scorre nelle vene anche del terzo figlio (a questo punto ci mostra le foto di tutti e tre), lo va a iscrivere al consolato. Il bambino ha un anno, non ha mai visto l'Argentina e non ha ancora una nazionalità. L'ideale sarebbe quella spagnola, visto che vivrà qui, probabilmente. Ma la nazionalità spagnola si ottiene per diritto di sangue, non di nascita, e quindi meglio ripiegare sull'Italia.

Mi fermo qui coi racconti, ma in 3 ore di fila ce ne siamo dette di cose...


Alle 10 meno cinque saliamo e siamo ammessi dal portiereindivisadasecurity a fare la fila allo sportello 5.
Dopo un'ora, Eze e Maria -raggiunta dal marito, ex calciatore e adesso idraulico- sono rimandati indietro perché gli mancano alcune carte. Dovranno ricominciare l'odissea un altro giorno; lunedì visto che gli uffici dell'A.I.R.E. sono aperti solo 3 giorni alla settimana, in periodo elettorale. Logico.

Fortuna vuole che la mia iscrizione si faccia senza inghippi. Da Trento ora deve solo arrivare il nullaosta e poi sarà fatta. Se entro il 22 marzo non ho notizie, allora dovrò tornare per vedere a che punto è arrivata la pratica. Il 22 marzo è la data limite per far arrivare le cartelle elettorali.

martedì, febbraio 28, 2006

giovedì, febbraio 23, 2006

La rivincita degli zozzi

Ieri sera grande rivincita dei bar squallidi della città.
Dovete sapere che Barcellona è invasa dai guiris (tipo di straniero occidentale un po' coglione e molto preso da sé e dalla sua cultura o pseudo-cultura superiore). Guiris e radical chic frequentano tipici bar fighetti o finto-fighetti, che abbondano in città sfruttando l'onda intelletualoide.

Beh, ieri sera tutti questi posti dalle luci soffuse e la musica attentamente selezionata erano deserti.
Pieni invece erano i peggio bar di Barcellona. Quei posti dove ti sporchi solo a entrare, dove l'olio di frittura condensa alle pareti e dove una sputacchiera troneggia ancora vicino al muro del fondo.
La ragione di tutto questo affollamento?
La partita di pallone, ovviamente: Chelsea-Barça 1-2

mercoledì, febbraio 22, 2006

La Via del Go

Mi era stato suggerito di scrivere il seguito del post precedente, ossia "Perché si rimane amici"; però nuovi avvenimenti mi spingono a parlare di altro. Inoltre ho anche il forte dubbio che se continuo su questo tema rischio di alienarmi parecchie "amicizie".

Il Go, dicevamo, è tornato a irrompere nella mia vita sotto forma del XXIV torneo di Barcellona.

Mi sono ritrovato di nuovo tra forti giocatori, a giocare partite su partite, concentrato, allegro, curioso di tutto. Per descrivere un grande torneo, oltre che a parlare dei giocatori, si dovrebbe parlare di sensazioni, del proprio modo di essere se stesso.
Infatti, la via del go, il kido, riguarda la profonda conoscenza delle persone, inclusi se stessi.
Giocare a go vuol dire superarsi, analizzare e correggere poco a poco i propri difetti, guardare in profondità nell'avversario. Giocare a go vuol dire imparare, sopratutto, imparare da tutti (e quindi anche con una buona dose di umiltà).

Tutto questo, ahimé, non l'ho ritrovato ieri sera al club. E' stato come un brusco risveglio, ritrovarmi in mezzo a quei guitti, giocatori permalosi e pieni di sé.
Sentivo un secondo dan -tra i più simpatici per altro- spiegarmi che "al suo livello non conta in un torneo quanto si vince ma contro chi si vince", dirmi che ai tornei piccoli, di quelli organizzati in un sottoscala, serve a poco andarci perché si rischia di perdere punti in classifica oppure si gioca contro avversari deboli, vincendo senza sforzo.
Dove sono finite le partite con Antonino, sempre in lotta per superarci, ma sfottendoci ad ogni mossa??
Parlate con Franceschino che nei tornei nei sottoscala ci vive, pur essendo campione italiano! Franceschino è uno che si ricorda ancora una partita persa contro un 4k, quasi mossa per mossa, a un campionato italiano femminile di tanti anni fa. Un esempio tra i tanti che potrebbero venirmi in mente.

Che si impara da questa lezione? Che il Tao è grande, che l'alternanza è il motore dell'Universo... anche che a volte ci vuole una santissima pazienza!



Il Tao fa vivere,
la virtù alleva, fa crescere,
sviluppa, completa, matura,
nutre, ripara.
Lao Tse, LI

venerdì, febbraio 17, 2006

Rimaniamo amici!

Che vuoi scrivere in un giorno di dopo-sbornia?
Ascoltando Radiodue, una presentatrice ha detto: "Però scegliere di restare amici è un'altra cosa".

Una frase, un mondo!

Di chi si rimane amici? Di una ex, di una persona tradita, di qualcuno con cui non si è andato a fondo, con qualcuno con cui si è andato oltre. Si rimane amici dopo una separazione o prima di una separazione: "Però non ti voglio perdere come amico", non suona nuova, vero? ;-) Quasi una barzelletta!

"Potremmo essere amici...", suona già meglio.
Passare sopra il passato è un'altra idea soggiacente a questa frase. Passato che non sempre si vuole lasciare alle spalle.

Unforgettable Fire
Il passato fa male, il passato pesa: ma chi ha mai detto che essere leggeri è sempre un bene? Il masochista che è in noi a volte, ci costringe a non passare sopra le cose, a non rimanere amici e quindi a trovare altre vie e non accontentarsi di una pezza mal posta. Non tornare indietro è anche andare avanti, logico no?!

Comunque vorrei specificare che non ho litigato con nessuno in questi giorni. Meglio specificare in questi casi!

giovedì, febbraio 09, 2006

Consolato Italiano di Barcellona

Logo dell'Italia

La prima cosa che si nota, arrivando, è che... non si nota.
Mentre il dirimpettaio consolato Svedese inalbera un'allegra bandiera gialla e blu sul balcone più alto di un palazzo neoclassico, il consolato d'Italia (o almeno il palazzo del quale un appartamento a piano sopraelevato ospita il consolato) è totalmente avvolto da impalcature che lo nascondono alla vista. Il tricolore? Quella bandiera di cui andiamo fieri e che ci scalda il cuore? Manco a pagarlo! o si, ne ho visto uno piccino (di quelli che si mettono sugli stuzzichini nei bar fichi) dietro al portiere.

Poi la fila in strada. La fila è un'istituzione mondiale che noi italiani sappiamo impreziosire con figure stilistiche come, nel disordine: la finta rincoglionita che fa per passare davanti, la finta freddolosa che vuole entrare, quella che c'ha la figlia davanti, quello che cerca un amico, quello che c'ha contatti molto in alto ma che poi viene riaccompagnato fuori dalla portiera (la quale bestemmia in catalano), ...

Da prima dell'apertura del consolato, una fila sinuosa si estende sotto ai tralicci. Un immigrante terzomondista si è fermato a chiedere cosa facevamo lì, convinto che ci fosse una qualche distribuzione premi nel vedere tanti visi pallidi ad aspettare al freddo.
- "Consolato Italia", gli è stato risposto.
- "Aaahhhh..", ha fatto lui andandosene, compatendoci.

Le file non finiscono mai. La portiera fa entrare a scaglioni e si riprende ad aspettare fuori dalla porta del pianerottolo. Nel frattempo c'è chi protesta, che "lo so io come bisognerebbe fare!", chi si lamenta (a ragione), chi propone sistemi con doppia fila incrociata a seconda della pratica da sbrigare.

Una volta dentro -come in un videogioco- vi è un altro ostacolo da superare, un livello ancora superiore: il portiere in divisa da security. Il portiereindivisadasecurity non parla manco molto bene italiano, è sudamericano (cosa abbastanza comune a Barcellona) e ha il potere di vita e di morte su chi entra. Se ammessi, si ha diritto di fare la fila allo sportello e poi non so quale altra sala d'aspetto o inbrogli burocratici.

Siamo in tempi di campagna elettorale e le iscrizioni alle liste sono sotto stretta vigilanza. "Tutti questi ostacoli" - potrebbe pensare una mente italiana abituata ai brogli e alle magagne - "sono posti lì per impedirti di votare, per negarti i tuoi diritti, la tua cittadinanza". La legge per il voto all'estero non è una buffonata, è solo molto ben regolamentata.

Però di tutto questo non posso parlare perché non sono stato capace di superare il secondo livello,
pardon!,il portiere, benché ci abbia provato in due occasioni. All'A.I.R.E. ne iscrivono solo 10 al giorno... e le elezioni si avvicinano. Tornerò domani un'ora prima dell'apertura, con caffé, cornetto, libro e coperta di pled, per il terzo round.

martedì, febbraio 07, 2006

...e so' cazzi!
Quando c'è una crisi da affrontare, quando il mondo sembra sfuggirti da sotto ai piedi (solo per cascarti addosso poco dopo), mi sale una gran rabbia. Rabbia per essere stato così coglione, per essermi lasciato sorprendere dagli eventi, rabbia per essere stato cieco.

Anche questa volta, in cui il mio fragile mondo costruito su un'immagine sicura e decisa si è trovato faccia a faccia con la realtà, la prima reazione è stata la rabbia. La prima reazione dopo l'abbattimento, ovviamente; dopo la sorpresa.

Mi vengono in mente le parole del maestro: "Pazientemente, riprendiamo noi stessi e ci riportiamo sulla retta via". Pazientemente ci diciamo che siamo dei semplici coglioni e ritorniamo a essere noi stessi, solo con una ferita in più, con una visione del mondo ancora più relativizzata.

LA VIRTÙ DEL DISCERNIMENTO

Chi conosce gli altri è sapiente,
chi conosce sé stesso è illuminato.
Chi vince gli altri è potente,
chi vince sé stesso è forte.
Chi sa contentarsi è ricco,
chi strenuamente opera attua i suoi intenti.
A lungo dura chi non si diparte dal suo stato,
ha vita perenne quello che muore ma non perisce.

Tao Te Ching XXXIII

domenica, gennaio 29, 2006

Volvemos a Ustedes mañana

L'unica parola di spagnolo che nessuno straniero può evitare di imparare è mañana - domani (letteralmente "al mattino"). Ogniqualvolta è appena concepibilmente possibile, le cose da fare oggi vengono rimandate a mañana.

Così scriveva George Orwell, lamentando la cronica mancanza di puntualità degli spagnoli. Per un inglese, il fatto doveva apparire allucinante... Adesso i tempi sono cambiati e mi hanno assicurato che questo era vero per la "vecchia Spagna". E ci ho creduto, vedendo all'opera l'efficiente e laboriosa Catalogna. Un unico dubbio l'ho avuto a Pedreguer, quando un'amica lamentava la mancanza di affidabilità del fratello, che rimandava sempre tutto a mañana. Ci credevo, fino a quando non ho dovuto farmi attaccare il gas nell'appartamento nuovo.

Sono passati tutti! Dal lampista (la Madonna ci metta mano che sennò combino io qualcosa di cui potrei pentirmi), al tipo della caldaia (ancora non si è fatto vedere). Abbiamo visto almeno due addetti della compagnia del gas, abbiamo preso appuntamento per una settimana intera, ogni santa mattina.
"Mañana, torniamo mañana...", ci dicevano.
Beh, adesso il calvario sembra essersi concluso. Abbiamo acqua calda, gas e tutto. Forse il riscaldamento era di troppo, visto che i compagni di casa hanno trovato il modo di tenersi caldo senza bisogno dei termosifoni!

venerdì, gennaio 20, 2006

El traslado


Domani festeggio una settimana nella nuova casa.
Questo spiega tante cose, tra cui l'assenteismo reiterato e la testa tra le nuvole. Infatti solo da questo pomeriggio si inizia a vedere la fine delle scatole di Ikea che abitavano con noi da alcuni giorni. Si vede luce alle pareti e un frigorifero in cucina. Di conseguenza oggi primo pranzo cucinato in casa, rigidamente freddo data la mancanza dell'allacciamento del gas.
Superate quindi le tensioni pre-trasferimento e appianate tutte le divergenze. A tal proposito devo dire che sono molto fiero dei miei coinquilini che hanno saputo dialogare senza impuntarsi su nulla. Passata la mia paranoia (un grazie a chi mi è stato vicino), il mondo è tornato a sorridere e a riempiersi d'impegni. Le soddisfazioni non tardano ad arrivare: tra una casa spaziale in pieno Eixample e un articolo accettato a ICAPS, non ho proprio di che lamentarmi!

giovedì, gennaio 19, 2006

Chi siamo? Da dove veniamo? Si, ma perché?

Interrogarsi su come siamo fatti e su come ci vedono gli altri è pratica comune e lascia spesso il tempo che trova. Salvo che negli ultimi giorni (ahimé quanto intensi!) mi sono trovato davanti le mie verità... viste da altri.
Ammetto che non è un bello spettacolo.

Mi sono trovato ad affrontare il mio essere democristiano (come dice Anto), che è, vista da altri, un essere accondiscendente. Difficile affrontare di petto le situazioni quando temi di ferire gli altri; col risultato che te loro non si fanno problemi e devi anche dire grazie. Bisogna imparare a dire di no, come dice Pg in una sua grande metafora vegetale:

> ...ero troppo ottimista, come al solito.
> Una ragazza mi ha detto che sono
> troppo accondiscendente: derivera' dallo stesso lato del carattere?

No, secondo me no.
L'accondiscendenza deriva dal "voler far piacere" (o "non voler causare dispiacere"). Conosco il problema, soprattutto quando si tratta di dire di no e' dura - ma tocca imparare.
L'ottimismo e' altra (e positiva) cosa.
Ovviamente se non portata al paradosso: se dici che il cetriolo che hai nel sedere tutto sommato non e' male perche' la verdura fa bene, poi la gente se ne approfitta...

mercoledì, gennaio 11, 2006

2

Di ritorno a Barcelona, dopo tante feste e 3kg sulla pancia.
Per smaltire un primo giorno di lavoro alquanto intenso, stamattina mi offro un divertissement con la traduzione della prima pagina del libro iniziato in metro stamattina e che mi sembra molto grazioso.

Erano 7 minuti dopo la mezzanotte. Il cane giaceva sull'erba, al centro del prato di fronte alla casa della Sig.a Tosati. Teneva gli occhi chiusi e sembrava che stesse correndo sul fianco, nel modo che hanno i cani di correre quando sognano di inseguire un gatto. Il cane, però, non stava né correndo né dormendo. Il cane era morto. C'era un forcone che fuoriusciva dal cane. Le punte del forcone dovevano essere ben conficcate nel terreno perché esso se ne stava ritto, senza cascare. Ho stabilito quindi che il cane era stato probabilmente ucciso con la forca poiché non vedevo altre ferite e non penso nessuno vada a conficcare forche nei cani dopo che siano morti per una qualche altra ragione, come un cancro ad esempio oppure un incidente stradale. Però non ne sono molto sicuro.
Oltrepassai il cancello della Sig.a Tosati, richiudendolo dietro di me. Attraversai il prato e mi inginocchiai vicino al cane. Posai le mie mani sul suo muso. Era ancora caldo.
Il cane si chiamava Wellington. Apparteneva alla Sig.a Tosati la quale era nostra amica e viveva dall'altro lato della strada, due case sulla destra.
Wellington era un barboncino. Però non uno di quei barboncini con strane acconciature, ma un grosso cane barbone. Aveva il pelo riccioluto e nero, ma se gli andavate vicino, potevate notare che la pelle sotto il pelo era di un giallo molto pallido, come un pollo.
Accarezzai Wellington e mi domandai chi potesse averlo ucciso, e perché.
Mark Haddon, The curious incident of the dog at night-time

giovedì, gennaio 05, 2006

7263 TN 84

Ieri l'altro ho dato l'addio a una vecchia compagna di avventure. Un mio amico/nemico (non so più come definire il non-rapporto che ci lega) diceva: "Non bisogna affezionarsi agli oggetti".
Vero.
Giusto.
Ma quando questi oggetti sono stati presenti per più di 10 anni nella tua vita tanto da venire personalizzati, insultati o incoraggiati secondo i casi, essi sono come testimoni muti del tuo tempo che passa. Come comportarsi? Semplicemente come si è sempre fatto: prestandogli una scintilla della tua personalità.
Così ho salutato la mia vecchia amica a malincuore: aveva ancora molte cose da dire e da fare, era ancora piena di forze. I segni della sua stanchezza erano davvero pochi. L'ho salutata come si saluta una donna; un bacio sfiorato e un occhiolino, per dar l'impressione che quella separazione fosse di breve durata.

Insieme sotto la neve a Trento, gennaio 2005Insieme sotto la neve.

lunedì, gennaio 02, 2006

Questo Capodanno non tenevo proprio genio.
L'espressione napoletana è difficilmente traducibile in altre lingue, ma rende bene l'idea. Ho passato il pomeriggio del 31 al telefono, cercando di negoziare la fuga da una festa nella quale sembrava che mi avessero incastrato. Alla fine ho ripiegato sulla situazione nella quale mi sentivo più a mio agio.
Il fatto non è che mi sono di colpo tramutato in orso, piuttosto mi sono reso conto della convenzionalità dietro ai festeggiamenti di Capodanno. Quella sera è d'obbligo uscire e divertirsi fino a mezzanotte (almeno).
Bellissimo! almeno per le persone che hanno difficoltà nell'avere uno straccio di vita sociale. Nel mio caso ero rientrato il 30 sera (o il 31 mattina) strafatto, sotto la pioggia e a un orario da primo dell'anno, appunto. La voglia di ripetere lo stesso scenario la sera dopo era veramente al minimo. Se pensi poi che l'unica molla che mi avrebbe fatto reagire sarebbe stato di passare l'ultima notte dell'anno con gli amici stretti e che gli amici stretti si erano sparpagliati per le 10.000 feste che animavano la notte partenopea.
Vabbé, non voglio fare il rompipalle già da mo, tanto più che il genio sta tornando piano piano. Buon anno a tutti! Tante belle cose e saluti in famiglia, mi raccomando!

domenica, dicembre 25, 2005

Felice Natale

Non avendo noi sottomano verità e certezza,
non si può stare la vita intera in dubbia speranza.
Su, non deponiamo di mano il bicchiere;
nell'ignoranza in cui siamo, che differenza c'è tra il lucido e l'ebbro?


Omar Khayyàm - 58: Rubaiyyàt

giovedì, dicembre 22, 2005

Sono tornato a casa e ho appena sentito mia figlia. Due secondi fa, veramente. Scrivo di getto perché la sensazione è curiosa e va condivisa.
Questo pomeriggio avevo sentito la Peppa, ma non mi aveva trasmesso lo stesso sentimento di attesa, di tensione. Non per mia figlia, per Napoli.
Per Napoli e tutto ciò che rappresenta. Sono di nuovo qui e mi sto rendendo conto ora soltanto di quello che significa: rivedere tutti, raccontare, farsi raccontare, parlare italiano, dialetto persino ed essere compresi, casa, i genitori, S. Gregorio coi pastori e i turisti, la pizza, o' Vesuvio e quell'odore misto di polvere pirica e caldarroste che plana sulle strade. Napoli a Natale, con tutti gli amici in giro, tornati dalle loro rispettive emigranze.
Si, ci sono e mi fa piacere esserci. Di colpo la Spagna è lontana, anche se la sento così tanto parte di me. Strana sensazione, come è strano dire a qualcuno a cui si tiene molto: "Ci vediamo domani".

Ci vediamo domani!

sabato, dicembre 17, 2005

I got it!

Simpathy for the Devil

World Tour
Maro' e che c'è vulute?!?!!!

Live in Oberhausen

martedì, dicembre 13, 2005

Scatologia natalizia

Caganer

Giusto un rapido saluto dato che sono impegnatissimo tra paper e ricerca di una casa. non vi dico i giramenti di cogl...

Comunque, anche qui c'è la festa di S. Lucia (ricordo quella di Trento, un momento di animazione e simpatia di quel posto in mezzo alla Alpi) e sotto la cattedrale, il mercato dei pastori. Come a San Gregorio Armeno, esattamente.
In bella mostra una tipica figura catalana, el caganer.
El caganer sta lì, nel presepe, e mentre tutti fanno festa, portano doni, si meravigliano e pregano, lui caca. Se ne fotte, non fa niente che è nato Gesù o che i Re Magi stanno venendo: fuma la pipa (di solito) e caca.
Non so se questa figura deriva dall'irriverenza catalana per il governo centrale (e ogni altra forma di dominazione esterna) o dal gusto barcellonese per la scatologia (las Ramblas era un tempo una cloaca e comunemente chiamata el Cagalell, letteralmente: "strada della cacca") oppure se semplicemente rappresenta un simbolo di buona fortuna.
In ogni caso quest'anno metterò anche io un caganer nel presepe e sicuramente non sarà nascosto in secondo piano!

lunedì, dicembre 05, 2005

Sempre più difficile

Escher CubesSarà perché è lunedi mattina, ma non è un buon motivo per il mondo di apparire come una pellicola surrealista. Stamattina mi sembra che tutto vada al rallentatore, che la gente sia più strana di quanto dovrebbe e -per peggiorare le cose- l'inglese non vuole saperne di ingranare.
Se vi sembrava che la (mia) vita sentimentale a Napoli fosse (è) intricata, che i rapporti vi siano promiscui e che tutti si conoscano senza via d'uscita, allora non avete visto nulla. Non ero preparato a questo.
Un paio di post fa vi era un accenno notevole a tutto questo groviglio; ieri notte sono rimasto basito. Esco con la mia futura coinquilina (quella dagli occhi celesti, non azzurri, ho guardato bene) e dopo le prime due birre ci raggiunge un suo collega di ufficio.
Quando lei si assenta, tanto per fare conversazione, gli chiedo se è catalano.
- No, sono gallego, come S.
- Ah! Ma vi conoscevate prima di venire a Barcellona?
- Si, sono 10 anni che facciamo vacanze assieme: mio padre e sua madre sono fidanzati.
- ...

giovedì, dicembre 01, 2005

Mayte Salas (c)TelecincoUn post su H. me lo fate fare? (dai Anna, per piacere...)

Tengo un amico, qui a Barcellona, che è proprio simpatico. Carino, checazzo... Però combina solo guai! Ora non vado a farvi il suo curriculum (presente passato e futuro) di fantozzaggini; però, almeno a me, ha messo una gran confusione almeno in un paio di occasioni.

Venerdì scorso, che eravamo usciti a berci una birretta e poi -non so come- siamo finiti all'Apolo (discoteca da urlo di Barcellona), mi ha fatto dubitare dei pochi progressi fatti con lo spagnolo. Infatti insisteva nel parlarmi in un misto di inglese-catalano, convinto che fosse spagnolo-italiano (comprensibilissimo per me!), con l'ovvio risultato che il sottoscritto non ci capiva un'emerita mazza!

Peggio, H. mi ha inculcato un'idea assurda, frutto della mente malata di un suo amico. Costui ha una teoria che dice che la porcaggine a letto di una donna è proporzionale alle dimensioni degli orecchini. Una stronzata.
Stamattina nella metro è salita una classe dove tutte le ragazzine (zorritas?) facevano a gara a chi aveva il paio di orecchini dal diametro maggiore; non sapevo più dove guardare per tenere a freno i miei pensieri da rattuso.
Una teoria senza senso, comunque. Non va neanche presa in considerazione.

10 minuti fa, una tipa mi scrocca un passaggio in ascensore, non risponde al mio -cortese- saluto e se ne va senza nemmeno guardarmi in faccia. "Devi avere una vita ben triste, stronza!", penso io guardandola andare via: aveva degli orecchini talmente minuscoli che manco si vedevano.

giovedì, novembre 24, 2005

Un giornata particolare

Questa giornata si annuncia come Dio comanda!

ore 9:00 La mia futura coinquilina dagli occhi azzurri 1) conosce M/M, la tipa che sto marcando stretto queste ultime -poche- settimane e 2) mi dice che M/M è l'ex del mio compagno d'ufficio (bastardo!).

ore 10:30 Sento Vh che mi dà notizie a l l u c i n a n t i.

ore 12:00 Allarme antincendio all'Università. La gente, invece di fare lo gnorri e chiudersi in ufficio, si veste ed esce per strada. Cosa mai viste!

ore 12:05 Incontro per la scale M/M, che mi invita a una cena a casa sua venerdì.

Certi giorni sono così, un po' pazzi.



Dimenticavo...
Sera: Siccome il mese prossimo sarò in Italia, abbiamo festeggiato stasera il Natale a casa, con Anna. Si, con un mese di anticipo, che tanto siamo là...
Buon Natale a tutti!!

mercoledì, novembre 23, 2005

Yo no puedo enamorarme de ti

Ci sono situazioni nelle quali è proibitissimo innamorarsi.
Non per altro, ma per motivi sensati e ragionevoli. La ragionevolezza tira fuori delle muraglie inattese fatte per salvarci la pelle.
Che succede se ti tiri una storia con la coinquilina? Quando finisce, che fate? Si continua ad abitare assieme e a portare gente in camera come se niente fosse? E poi, a nome di chi è il contratto e chi deve farsi da parte quando sorge un litigio serio?

Non si può, non si può.
Lo stesso accade con certe amiche: il rapporto non sarebbe più lo stesso, il loro mondo le crollerebbe addosso e tu non sapresti come gestire i tuoi sentimenti.
-Il mio ragazzo mi ha detto di non innamorarmi di te, mi ha confessato un'amica (a cui -ahimé- tengo molto).
-Come dargli torto? ho risposto io, capendo benissimo quello che stava succedendo; ridendo però sotto i baffi.

Credo di averne combinate di tutti i colori, però mi rimane ancora un'autodifesa dai casini. Non parlo del fidanzato geloso... figurarsi! Parlo proprio dei casini che potrebbero coinvolgere intimamente la sfera affettiva portando la ragion pratica a lottare contro gli slanci emotivi.

Non si fa, non si fa.
Poi il giorno che la combinerò grossa...
(perché si campa una volta sola)
(perché dove c'è gusto non c'è perdenza)
...sarete i primi a saperlo!

venerdì, novembre 18, 2005

Insomnia

Insonne, l'altra notte, mentre smaltivo la carica adrenalinica del martedì, ho fatto un gioco.
Disteso nel letto, a occhi chiusi (ma tanto era tutto buio) ho cercato di ricordare il primo incontro con i miei amici.
Non è un esercizio facile. Provate e mi direte. Quello che ha funzionato meglio è stato regredire man mano, partendo dai ricordi meglio noti. Risalendo nel tempo.
Ciò che mi ha sorpreso di più è che con i ricordi, sono venute a galla le impressioni, come vedevo queste persone all'epoca... o come erano. Durante la notte ho rivisto tanti aspetti che abbiamo dimenticato, tanti dettagli (che poi son quelli che lasciano una traccia), le parole dette sul momento.
Sarebbe interessante confrontarci, ridere pensando alle prime impressioni, alle idee sbagliate; come i fidanzati che scherzano su come si vedevano prima di stare assieme.
Bel gioco, interessante sotto molti aspetti. Pericoloso anche. Se non stai attento ti assale una nostalgia... Per fortuna ti vengono in mente anche gli episodi antipatici e quindi non hai il tempo di lasciarti trasportare nel baratro della malinconia. E poi passi a un'altro amico e rivedi anche lui da giovanissimo, quando anche tu eri ingenuo, meravigliato di tutto, stupido anche.
Ho rivisto Mara-bambina nel sacco a pelo durante l'Occupazione, Frezzetella al tavolo di tressette con Rosaria, il Vax nell'omonima sala, Alessandro alle prese con la Minicozzi, una ragazza che non conoscevo che mi faceva la posta fuori dall'aula d'Istituzioni, la Peppa seduta su un tavolo nelle catacombe a parlarmi della sua tesi (già allora!), Alberto Imparato, Mario Martone e Maurizio Palmieri in fila per la matricola. Ce n'e' quasi per tutti!
Questo weekend vado a Valencia, a incontrare Anne (conosciuta a piazza S.Maria Maggiore a Treviso) e Ester (al Baraonda a Trento) e forse anche Vincent (discussione sulla meccanica quantistica ubriachi fradici a Treviso per strada).

venerdì, novembre 11, 2005

:-)

Non è mai facile vedere gettare la spugna a una compagna di avventure (si, lo so che non è così...).
Andare a vedere se c'era qualcosa di nuovo nel blog era diventata più che un'abitudine, una maniera di sentirla vicina. Sarà la malincolia che mi assale ogni volta che intuisco la fine di un periodo o la musica che sto ascoltando (ottima direi, cubana) o semplicemente leggere di un mondo in frantumi che fatica a ricomporsi.
Sarà anche il caos di questi giorni in cui il lavoro sembra strapparmi via ogni goccia di vita, tentando di aspirarmi dentro allo schermo del computer o friggendomi le cervella a furia di cercare di sciogliere il bandolo della matassa. Ci sarebbero tante cose da fare, c'è un mondo lì fuori! A volte il mondo è -semplicemente- all'interno.
Quindi chiudo anch'io con una citazione, un saluto, un incoraggiamento:
Addio,
e grazie per tutto il pesce!

martedì, novembre 08, 2005

Paella!

El senor Joachin, cuoco del giorno

Domenica si è andati a mare a mangiare la paella. Casa dei genitori di Anna, mi ha ricordato tante abbuffate napoletane al sole (leggi Rocca, S.Gregorio, Comabbio, ... in inciso: strano, non ricordo piacevoli mangiate al sole con Marta).
Comunque, ecco la preparazione come comparirà nel mio ricettario:
  • Far (sof)friggere gli scampi e i gamberi nell'olio di oliva bollente. Una volta colorati (un minuto o due), levarli dalla paella. (N.d.A. Si dice paella sia per indicare la grande padella nel quale si cucina che il piatto in se stesso).
  • Far rosolare la carne allo stesso modo (tracchilelle tagliate a tronchetti).
  • Una volta la carne rosolata, aggiungere le seppie e calamari a rondelle.
  • Quando anch'essi si sono indorati, aggiungere piselli, peperon(ci)ni verdi e, per ultimo, pomodori tritati.
  • Salare e far prendere ben soffriggere i pomodori (che devono colorarsi di scuro).
  • Mettere il riso e mescolare bene, facendolo tostare per un minuto. Aggiungere poi acqua di cottura di pesce -probabilmente delle cozze o di teste di gamberi- in proporzione di 3 a 1 col riso.
  • Aggiungere i pistilli di zenzero e dare un'altra rigirata.
  • Aggiungere i crostacei che avevate ritirato prima e le vongole. Mescolare il tutto con enfasi dopodiché piantate le cozze ai bordi del piatto.
  • Guardate bene la paella. L'avete guardata? E bella? Non toccate più nulla fino alla fine. Solo sono ammesse alcune "scotoleate" di paella per evitare che si bruci sui bordi.
  • Quando sembra che l'acqua sia tutta assorbita, levare dal fuoco e fate assestare il tutto per 5 minuti.
  • Servire irrorando con una lieve spremuta di limone.

venerdì, novembre 04, 2005

Trabalenguas

El perro de San Roque
No tiene rabo
Porque Miquel Ramírez
Se lo ha cortado!



..e un brindisi alla nuova infanta Leonor.

martedì, novembre 01, 2005

Per fare una scelta, bisogna averne la possibilità.
Non c'è scelta se non c'è alternativa; non si può parlare del libero arbitrio di una pietra che rotola lungo un declivio.
Così per noi, prima di poterci sentire effettivamente liberi, dobbiamo procurarci delle alternative tra cui scelgliere e sulle quali scervellarci. Paradossalmente, anche quelle che meno ci importano.
Poi, generalmente sono queste ultime che ci sorprendono maggiormente.
Me ne vengono in mente tante; sopratutto ultimamente mi è capitato di farmi sor-prendere da una situazione alla quale -certo- non avevo chiuse del tutto le porte, però non le avevo dato inizialmente alcuna chance e sicuramente non l'avevo considerata una possibilità reale.
Qui entrano in gioco i meccanismi della scelta. Quando parlo di preferenza, di prima scelta, generalmente è quella dettata dallo stomaco. La ragione di solito interviene in seconda battuta, offrendoci la possibilità di apprezzare ciò che ci cade dal cielo. Quando è lo stomaco a guidarci, ci fa scansare le possibilità troppo fredde o ragionevoli, fino a portarci quì, dove siamo ora.

Chi scegliereste?

lunedì, ottobre 31, 2005

Prima settimana di corsi

Questo post dovrebbe essere colmo di notizie, dato che quest'ultima settimana -alquanto intensa sotto certi aspetti- meriterebbe una menzione particolare, essendo la prima di una lunga serie di settimane universitarie.
Però... niente di ché. Mi sono lasciato assorbire dal lavoro, passivamente. Le solite giornate di 10-12 ore, di cui almeno tre passate intensamente a riscrivere definizioni, lemmi e teorema per uno degli articoli in lavorazione. Ho scambiato qualche chiacchera in più con i compagni d'avventura e visto che faccia hanno i professori.
D'altra parte, conoscere gente mi ha aperto tutto un nuovo mondo di speculazioni sul dottorato, su cose che si possono fare e non fare. Ho anche rivisto qualcuno su cui mi ero soffermato poco, tanto preso ero dagli occhioni della sua amica. Mi sono innamorato? Non più di centinaia di altre volte. Però, delle sorprese femminili barcellonesi e, in genere, della scelta delle persone di cui ci si circonda, parleremo nel prossimo post.

lunedì, ottobre 24, 2005

Stanotte ho sognato che c'era un terremoto a Trento (sono rientrato ieri a Barcellona).
Ero con un'amica -probabilmente Silvia- in un prato vicino Port'Aquila, quando la terra ha iniziato a tremare. Dopo il primo spavento, ho iniziato a correre per portare soccorso in città; un palazzo era crollato lì vicino. Mi avvento sulla vetrina di un negozio di ferramenta e prendo un'ascia, una vanga e una cesoia. In quel momento compare la proprietaria, alla quale spiego l'urgenza (gente stava morendo sotto le macerie!). Per niente sconvolta dall'accaduto, lei acconsente a farmi prendere il tutto a patto di riportarle il materiale dopo l'utilizzo.
"Se scappi, saprò ritrovarti, stanne certo!", mi urla mentre me ne vado.

"Seeee, ti aspetto in Catalogna... stronza trentina!", penso io, allontanandomi.

mercoledì, ottobre 19, 2005

Back in the dead town

Rieccoci nel simpatico Trentino. Stamattina incontro già alcune piccolezze tipiche, indici della regione. Come i titoli dei giornali "Stozzate le galline dei bambini" (e pensare che da buon malpensante avevo letto inizialmente "Strozzate le galline dai bambini") oppure l'urlo "MANCIA!" dal barbiere, ad annunciare il conto pagato un po' più salato, al quale rispondono in coro tutte le ragazze: "GRAZIE!!"; sembrava una scena di un musical tanto erano coordinate bene!

A parte queste facezie sulle quali mi sorprendo ancora a ironizzare, per la prima volta vivo la mia presenza qui con un senso di estraneità e -di conseguenza- di tristezza: sono testimone cosciente della fine di un'epoca della mia vita. Le fini mi hanno sempre attristato. Adesso che saluto gli amici, so che non ci vedremo per molto tempo. Questo è doloroso.

Questo sentimento di
chiusura di porte sconfina anche in un volere a tutti i costi salutare tutti, vedere tutti, per marcare meglio il distacco. A volte sarebbe bene adottare l'usanza esquimese: non salutare le persone che partono, non cacarle, per evitare commozione e sconforto. Ma -e non credo sia solo per il mio gusto per la teatralità affettiva- questa volta voglio esserci. Sto pensando persino di riesumare una persona che non sento da più di un anno, solo per salutarla (ci siamo separati mentre ero ancora scottato). Credo, però, che questo gesto estremo (e forse anche un po' narcisistico) non lo farò.

martedì, ottobre 11, 2005

Ferite visibili


Questa città ha un'aria di casa. Si passa, camminando, da zone altamente turistiche a vicoli stretti e bui. Aria di Medioevo vicino a vento rinascimentale.

La cattedrale è impressionante, con il suo patio a cielo aperto e la navata gigantesca sulla testa. I sepolcri sui quali cammini ti danno un senso di angoscia. Quando ne esci e vedi il sole accecante, sembra tutto dimenticato, lontano.
Ma, come spesso accade, non riesci a lasciarti tutta quanta la sofferenza alle spalle; i pensieri non si cancellano con un colpo di spugna. Uscendo dalla cattedrale guardi un po' meglio i magnifici palazzi attorno e vedi le ferite visibili di Barcellona, quasi nascoste agli occhi cieci dei turisti: fori di pallottole.


Di fronte alla cattedrale

Nelle Ramblas, anarchici e compagni di Orwell del POUM sparavano sugli edifici di fronte, a venti metri di distanza, occupate da comunisti e socialisti; questi vicoli del vecchio Barrio erano, durante la Guerra Civile, campo di battaglia. Lungo le strade almeno il 30% degli uomini aveva un fucile, anche se erano senza uniforme. Una guerra di simboli, con bandiere rosse o coccarde nere.
In questa stessa città, nelle stesse strade che ora percorro e che sono talmente lontane da quei giorni, mi ritrovo a pensare alle ferite che ci hanno fatto diventare quello che siamo.

venerdì, ottobre 07, 2005

A proposito dell'arrivo

Partendo, mia figlia mi ha chiesto se ero emozionato. Emozionato di cambiar vita, scoprire una nuova città, imparare una nuova lingua, lasciare Trento...
No, si. Non lo sapevo, vivevo tutto molto alla giornata, prendendo i cambiamenti come vanno presi, cioé senza pensarci troppo. La scelta era avvenuta prima, parecchi mesi fa, una vita fa. Adesso si stanno solo raccogliendo i frutti di quella scelta.
Barcellona

Non ero emozionato lasciando Napoli, ma volete sapere quando ho capito, di botto, che l'Italia era definitivamente alle spalle? Quando l'aereo, dopo aver descritto una lunga curva dopo le Baleari, ha seguito la costa -scendendo- e sotto all'ala è comparsa Barcellona. Forse Aaronne ha provato la stessa sensazione, vedendo la Terra Promessa. Forse. Intanto a me si sono appannati gli occhi...

martedì, ottobre 04, 2005

Catalunya!


Eccoci!
Quarto giorno. Ci sarebbe tanto da dire o da raccontare; prime impressioni sulle quali ridere in seguito.

Le prime impressioni sono positivissime (e vorrei vedere!). Ci si sente a casa; Napoli... come dovrebbe essere.

Una delle curiositá dei primissimi minuti: tutti vanno in giro con gli infradito o con espadrillas o al massimo con scarpe da ginnastica. Una popolazione di tranquilloni! Credo che questo spirito bagni l'intera cittá. Non vi dico come ho apprezzato la siesta nel parco, con i pappagalli che mi volavano attorno.

giovedì, settembre 29, 2005

-2

Sabato prossimo, a quest'ora, sarò nella mia nuova casa di Barcellona.
Sconvolgente dirlo in questo modo; mi sto vivendo questa partenza esattamente come gestii la partenza da Trento: del tutto inconsapevolmente. Avverto una certa ansia, un peso allo stomaco come quando stai per saltare dal trampolino più alto di una piscina o come prima di un'immersione. Il senso dell'ignoto, ma nulla più. Quella sensazione adrenalinica sottile alla quale non ci si abitua mai.

Altro elemento di novità: vado a vivere con una donna. La mia futura coinquilina si chiama Anna, è spagnola e ho già iniziato a farci il fareniello per email (e questa non è una novità...).

lunedì, settembre 26, 2005

Non so se dovrei parlarne.

Oggi mi è capitato un episodio degno di essere raccontato... più discusso che raccontato a dire il vero, tanto mi ha fatto stare male. Evento raro visto che di solito tengo i miei sentimenti per me.
Ma il bloggheggiare questo implica una sua -seppur minima- diffusione e non mi pare opportuno farne un caso.
Al chè mi pongo la domanda: "Cosa va e cosa non va messo sul blog?". Quanto è lecito stendere i propri panni sporchi in pubblico? Certi argomenti che racconterei volentieri a molti amici senza crearmi problemi, non mi sento di metterli in Rete, anche se sono quegli stessi amici che li vanno a leggere. Certi episodi indicano punti deboli che non vanno mostrati a tutti o a certe persone che rischiano di capitare in quest'angolo della Rete. Dunque non rimane che autocensurarsi... che senso ha fare mostra di sé, nonostante tutto e tutti?
Ancora: a chi interessa il mio star male? Certo a un sottoinsieme dei possibili utenti del blog. Quindi il fare mostra di sé anche in questo non è altro che esibizionismo.

Sbaglio in qualcosa?

giovedì, settembre 22, 2005


Ecco, ci siamo.
Ho chiuso il gas, caricato l'ultima cassa di libri in macchina, consegnato le chiavi. Mi volto indietro (mai farlo!) e vedo i monti verdi che sembrano -incredibile- salutarmi.
Ieri sera, per la prima volta, mi sono reso conto che sto lasciando questa città. La sto lasciando sul serio, veramente, per non tornare. Mi ha fatto tristezza. Come ad Alfio quando stava partendo: alcuni anni della propria vita dedicati a un posto, amicizie, abitudini che finiscono in un rapido saluto.
Ieri sera ero alla Malombra, locale gestito da uno scorbutico umbro che, per una volta, mi ha salutato calorosamente. Questo è stato il primo locale nel quale son stato a Trento, appena trasferito, nel maggio 2003. Piacevole serata con Giovanna, durante laquale conobbi Yaya e Tiziana (mia futura collega). Sarà l'ultimo bicchiere di rosso trentino bevuto da residente trentino, in piacevole compagnia di una collega subacquea.
Il cerchio si chiude, una volta ancora.
...speriamo che Buccella non lo venga a sapere!

lunedì, settembre 19, 2005

Fucking Åmål


Perché di solito mi viene una bomba. Jessica s'arrabbia da morire.
Perché ci metto 2 grammi di latte e 5000 chili di cioccolato e così... diventa quasi nero... e così, allora... allora di solito ci devo mettere più latte, ma il bicchiere non basta più e allora lo devo versare in un altro bicchiere -un bicchiere più grande- e se il bicchiere non c'é lo verso in un altro bicchiere e il cioccolato diventa fortissimo...

mercoledì, settembre 14, 2005

Non è mai facile tornare a casa, dopo un lungo viaggio.
Eccomi di nuovo in Italia, dopo una lunga assenza e la sensazione, al rientro è ancora una volta legata a quello che ti ha colpito mentre eri fuori. Folla Nel treno, a Peschiera del Garda, guardavo il lago e lo paragonavo agli altri laghi visti in Canada, guardavo passare le case nella campagna e rivedevo la fattorie che ergono i loro silo in mezzo a pianure sconfinate.
L'Italia mi sembra un pullulare di umanità: ovunque ti giri trovi segni dell'attività dell'uomo. Le campagne non sono mai deserte, le città sempre popolose e le case ammassate le une sulle altre. Sembra che non ci sia spazio per tutti e ci dobbiamo stringere per fare posto agli altri.
Forse è veramente così.

giovedì, settembre 01, 2005

Gli americani amano il gioco della palla. Inteso come lanciare la palla.
Mi fa pensare un po' a "Non ci resta che piangere" dove Pia (Amanda Sandrelli), che Mario (Massimo Troisi) corteggiava, giocava a lanciare la palla, appunto. "Bisogna provare, provare, provare, provare, pro...vare, provare, provare e poi ci si riesce bene...si lancia e si riprende...anche tre o quattro volte..."

Lancio di palla Sembra che le regole siano accessorie e completamente ininfluenti sullo spirito del gioco: l'importante è lanciare (e di conseguenza) riprendere la palla. Generalmente lo si spaccia per un gioco di squadra, ma è altamente individualista, a meno che quello che prenda la palla lanciata sia della stessa squadra. Si, gli sport nordamericani si posso riassumere a questo: uno lancia la palla e l'altro la raccoglie, quando c'è un altro.
Ho notato questo facendo zapping. Sono capitato, a turno su varie partite.
Bowling Uno sport in cui si lancia la palla verso dei birilli, senza nessuna interazione con l'avversario.
Football Un gioco in cui uno lancia la palla lontano e un altro la deve recuperare. Una volta fatto questo, si ricomincia. Ci sono anche degli avversari che devono impedire di lanciare o acchiappare la palla.
Baseball Il gioco più assurdo che abbia mai visto. Si tratta di una versione con palla dei quattro cantoni. Un tipo su una cunetta di terra lancia una palla che un avversario con una mazza deve colpire. Se l'avversario con la mazza non la tocca, allora un compagno in un'armatura da samurai deve prenderla con un guantone.
In tutti questi giochi non c'è strategia: tutto si limita a lanciare la palla al meglio.
Continuando lo zapping sono caduto su le finali mondiali di poker. Il poker anche è un gioco stupido, dove l'interazione con le carte degli avversari è tutta psicologica e randomica. Mi è sembrato tanto affascinante e complesso, che non sono riuscito a staccarmi per tutta la nottata.