martedì, maggio 29, 2007

Bianco


Cassa da aprire Tho!

Il cielo in Norvegia, la pelle di Cleopatra, il Borotalco, la porcellana, i telefoni degli anni venti, una nuvola paffuta di passaggio, le tue unghie, una cassa di polistirolo, l'occhio che circonda l'iride, le palline di golf, che rimbalzano e si allontanano.
Bianco come il latte, come la schiuma, come il sorriso di un bambino.
Bianco, puro, candido per definizione, chiaro e riflettente.
Bianco sporco lo si lava. Bianco venato di nero, marmo di Carrara. Bianco come la torre nella quale ti nascondi.
Bianco avorio, bianco purezza, bianco assoluto, biancomangiare...

Bianco MacBook!


Uaaa..
 ...

giovedì, maggio 24, 2007

La fine dei Teletubbies

Questo titolo da Settimana Enigmistica riguarda piuttosto dinamiche più che note della vita comunitaria.
Credo che abbiamo passato, a casa, la fase di luna di miele iniziale e siamo entrati nell'età adulta o -se preferite- nella maturità del rapporto. Finiti i giochi di scoperta dell'altro, ormai andiamo avanti con quello che c'è di acquisito. Questo è paradossale perché, se continuano ad esserci cambiamenti, vuol dire che non si è finito di scoprire un'emerita ceppa!
Fatto sta che dopo the butt incident, l'equilibrio della casa -già reso instabile dall'arrivo di F.- ha ricevuto un'ulteriore scossa d'assestamento. Da bravo testimone-attore, mi godo l'evoluzione dei nostri rapporti come un abbonato RAI: in prima fila e col telecomando in mano.
Se da un lato tra me e S. la vicinanza manca nello ristabilirsi, con il resto dei coinquilini tutto sembra filar liscio. Già, in apparenza perché anche io sono cambiato e loro (se vogliamo ribaltare il punto di vista) mi vedono diverso rispetto a prima.
Sicuramente la mia reiterata assenza ha il suo peso, in bene o in male. Non so quanto essere presenti nelle fasi di transizione sia importante; ma è sempre delicato, per tutto ciò che può implicare. Quindi profilo basso e occhi aperti, che non si sa mai da che lato iniziano a piovere le botte!

venerdì, aprile 20, 2007

Le banderuole aliene

La mia meraviglia davanti al popolo spagnolo sarà sempre grande! Riescono a stupirmi sempre. Parlo della Spagna (Catalogna, pardon!) però dovrei riferirmi all'intero genere umano.
La capacità di dedicarsi con tanta enfasi ad argomenti gravi, si scioglie davanti alle futilità più... terra-terra. Il risultato è risibile. Risibile se comparate agli "argomenti gravi" di cui sopra, certo non risibile di per sé.
Torniamo sui piedi per terra e parliamo di quanto è successo.
In questi ultimi mesi ho vissuto praticamente in una bolla, tagliato dagli avvenimenti del mondo per dedicarmi alla mia ricerca. Uno dei pochi eventi del mondo che è riuscito a giungere fino a me è stato quello della mattanza in Virginia. Ovvio, se uno legge un minimo di giornali, fossero solo i titoli di testa fermato con il bus a un semaforo, viene informato di questi avvenimenti gravi. Colpiscono l'intera umanità e lasciano a tutti qualcosa su cui riflettere. La televisione si riempie di colpo di "esperti" ed "opinionisti". La violenza, l'America, il coreano assassino... Era l'argomento del giorno e ci chiedevamo tutti, e ne parlavamo con tutti, come ciò possa mai succedere? in che cosa influisce la cultura, la personalità, l'educazione? Come si può essere frustrati fino a questo punto e come è possibile che l'unica soluzione che venga in mente sia di scagliarsi sugli altri?

Sconvolto, la mattina del giorno dopo, bevendo un rapido caffé, mi metto davanti al telegionale per saperne di più e lì... meraviglia! L'argomento del giorno non era più quello. I titoli grandi dei giornali, le discussioni, i commenti degli "esperti opinionisti" erano tutti occupati dal gol di Messi.
L'intera popolazione (aiutata forse da acuti giornalisti) aveva spostato la propria attenzione ad altro. E quindi, invece di seguire le ultimissime della CNN, il giorno dopo, malgrado la mancanza di sonno, il lavoro e tutto, ci si è dedicati a guardare il video del gol, a confrontarlo con quello di Maradona nell'86, ad appassionarsi. Un gran gol, senz'altro un grandissimo gol, niente a che vedere con certi episodi minori che stridono all'udito e feriscono occhi e sicurezza in noi stessi. Era risibile, forse lo sapevamo tutti, ma non c'era paragone che reggeva: l'uno era molto più lirico ed eroico e faceva sognare molto più dell'altro. Sentirsi sicuri, forse era quello, o semplicemente l'uomo cede sempre davanti a una certa poesia.

giovedì, aprile 05, 2007

Omaggio a Francesco

In questi giorni di alienazione da deadline vicina, ho notato che mancavano molte cose.
Per vari motivi -essenzialmente appicccichi e partenze- gli amici sono poco disponibili e la famiglia è lontana (dalla definizione classica di "emigrante"). Quindi che fare? A chi o cosa pensare per non deprimermi troppo per via della lontananza? Come
distrarmi mentre correggo gli ultimi bug e faccio girare gli esperimenti?
L'idea m'è balenata in mente l'altro ieri: ho messo a ciclo continuo l'intera discografia di Francesco Guccini!
È stato come tornare a casa, sentirmi il me stesso dei tempi d'oro della facoltà. Una sensazione di familiarità che ha cacciato molte nuvole nere che si addensavano nel mio umore e su Barcellona (ok, continua a piovere sulla città, ma era un'allegoria la mia!).
Album dopo album, si attraversano stati d'animo diversi. La tenerezza per lo stile degli inizi, dove ascolti canzoni note, cantate diversamente. Il passaggio per i grandi classici che hanno accompagnato molti viaggi in macchina. Le risate con Opera Buffa. E poi gli album dei primi anni di università, dove i ricordi si mescolano alle canzoni e tu giù a rivivere quei giorni, a ripensare a te stesso pensante com'eri all'epoca (15 anni fa o giù di lì). Poi ho rivisto con tenerezza il mio primo sito web (dedicato al vate di Pavana). ahhh... quanti ricordi...
Chi ha mai detto che il buon Guccio è deprimente??





Sulla stessa lanciata, mi son messo ad ascoltare De André (si, lo so, ho avuto un'adolescenza difficile, rinchiuso nella mia cameretta a strimpellare Guccini e De André). Lì è tutto diverso perché Fabrizio De André era un genio.
(vi offro quest'altro clip, meraviglioso a mio parere... ed è anche una della mie canzoni preferite)


giovedì, marzo 15, 2007

Reinforcement learning emozionale

La coscienza dovrebbe essere lì per risolvere i nostri problemi di decisione. Per difenderci in un certo senso, visto che essa non è altro che la visione che abbiamo di noi stessi all'interno dell'ambiente circostante. Detta in modo semplicistico, una coscienza ben regolata è uno strumento d'analisi al fine di prendere le decisioni adeguate alla diverse contingenze che si propongono. Ovviamente vi sono molti meccanismi sottesi alla coscienza, però di solito la vediamo come la nostra ragione.
Alcuni modelli sono stati proposti in Intelligenza Artificiale per generare decisioni autonome e "ragionate". Tra i più ampiamente accettati vi è il Reinforcement Learning, dove il "motore decisionale" viene influenzato dalle osservazioni sull'ambiente in risposta alle azioni effettuate e da eventuali ricompense (che possono essere negative nel caso di punizioni) dovuti dal raggiungimento o meno di certi obiettivi.Reinforcement learning schemaIn questo modo, alcuni comportamenti vengono imparati e altri dimenticati perché non convenienti. Numerose prove sperimentali vengono a sostegno di questa teoria, mostrando come vengono apprese strategie ottimali al raggiungimento di una soluzione data.

Antonio Damasio propone una teoria neuroscientifica in base alla quale le emozioni sono viste come un comportamento difensivo dell'organismo che "appoggia il ragionamento, specie quando si tratta di questioni personali e sociali che implicano rischi e conflitti". Secondo Damasio, le emozioni aiutano il processo deliberativo, indirizzandolo verso una decisione piuttosto che verso un'altra, ma
non lo sostituiscono la ragione e non decidono per noi. In pratica, le emozioni fornirebbero dei "suggerimenti" alla ragione.

Reinforcement learning con Suggerimento EmozionaleQuesto è quanto sembra avvenire di solito e Damasio ci dice che bisogna fidarsi della parte irrazionale che è in noi, perché vuole il nostro bene; un po' come l'hidden brain di Bruce Wilcox, che sa prima che la coscienza si renda conto di sapere. Bisognerebbe dare quindi ascolto all'istinto, anche a costo di sacrificare la ragione? No, ripeto, l'emozione è un ausilio al sistema, non l'intero sistema.
E allora perché a volte ogni tipo di scelta ragionevole, ogni apprendimento costato anni di allenamento, ricompense (positive E negative), vengono semplicemente buttati nel cesso?
Le emozioni a volte (a volte??) ci fregano, come illustrato nello schema seguente.

Il motore decisionale-ragione viene semplicemente scavalcato in base a non so quali assurde reazioni chimiche, con il risultato di agire sull'ambiente esterno (il mondo reale) con azioni del tutto prive di senso. Si potrebbe pensare in un intervento importante dell'organismo per autodifendersi, se non fosse che tutti, persino l'ambiente esterno stesso composto da amici, conoscenti e persino animali di passaggio, ritengono che l'azione eletta non è altro che un'emerita cazzata (termine scientifico per designare l'inizio di una serie di ricompense negative ad ogni passo successivo).

Il mondo è complesso, direbbe un noto filosofo catanese, però va aggiunto che 'a cervella è 'na sfogli''e cepolla.

giovedì, febbraio 01, 2007

Decostruzioni e ricostruzioni


Sembra di vedere tutto come in un prisma rotto, un caleidoscopio impazzito dove non si distingue più il riflesso dall'immagine reale.
Quando una struttura è vecchia, la si restaura, ma a volte non basta. Bisogna tirare giù tutto, fino a mettere in luce le fondamenta, delle quali si erano perse dimensioni e tracce, per poi poter ricostrure su un terreno pianeggiante.
Costruire dal nulla è l'unica maniera per modellare forme armoniose.

«In principio Dio creò il cielo e la terra. Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque.» (Genesi 1,1)

Come una expansion di Cesar, oppure la decostruzione di una ricetta classica: tirare fuori le linee pure dal caos, gli ingredienti dell'impasto per osservarli per la prima volta fuori dal contesto e finalmente riconoscerli come tali.
Vi è un nuovo personaggio in questa storia e va piazzato al centro della ragnatela di amicizie e affetti. Ma per farlo, bisogna conoscere intensità, modi e spinte dei legami; un po' come scoprire la disposizione dei mobili in una stanza buia, per potersi muovere in tutta serenità.

Una volta mi fu detto che sarei rinato, era molto tempo fa. Sarà questa la volta buona?

venerdì, gennaio 12, 2007

Se busca compañera de piso no pesada

From M. to me:

Hello Siry & Alex

I read your inserat. It sounds and looks very good. do you have skype? I would like to call you.

Something about me:
- female
- 28
- from Hamburg, Germany
- pharmaceutic and economic education
- student of psychology on the UAB
- make in BCN 70 interviews for an global research with expetriots ober the process of integrating..
- have experiences with living in a flat comunity
- I like music, dancing, cooking, arts, pets, guitar, cultur
- but at the moment my spanish is no muy bien. I´m still learning
- I will arrive on 23.1. 12h - 19.7.07

- i´m looking for an spanish-speaking flat community with open-minded, friendly people. Please tell me more about you and your comunity.

Please give me a signal, if you could imagine to invite me. :-)

or take a look on my blog(in german)

Best regards,

M.


From me to M.:


Hi M.,

thank you for your email, but we don't want neither horses, neither vegetarians in our flat communitiy. I am sorry.

Good luck!
A.

venerdì, dicembre 29, 2006

giovedì, dicembre 28, 2006

Baja Gravedad (2)


-¡Sé muy bien lo que es! Estoy aquí por eso.
Vuestra proveedora de energía para el próximo año no ha sido pagada todavía. Tengo que poner los sellos y apagar los interruptores hasta que no os decidáis a pagar.

-¡Pero nuestro encargado ha partido con el dinero ayer! Esta noche se arreglará todo el asunto. Hemos tenido pequeñas dificultades económicas, pero -también con un leve retraso- hemos juntado el crédito necesario.
Si usted pudiese esperar hasta esta noche... o podría contactar con su compañía, quizás nuestro encargado ya ha solucionado el asunto.

-Eso lo dudo mucho, para los morosos como vosotros el proceso es largo y complejo: podría durar hasta pasado mañana. O incluso mas.

-¡Se lo suplico! ¿Usted sabe lo que nos va a pasar?

-Sé que podéis sobrevivir hasta una semana sin generadores. No me interesa en que condiciones. Eso es suficiente para mi.

-Pero hoy es Navidad... Sea amable por favor...

-Nada de eso, el trabajo es el trabajo.

-¡Déjeme por lo menos advertir a los otros lo que esta pasando!

-Le doy diez segundos, el tiempo bastante para pulsar el botón de alarme. Estoy enterado de todos, digo todos los procedimientos reglamentarios. Todas las consecuencias han sido evaluadas hasta el mínimo detalle. Entonces, por favor, no me hagas perder tiempo con excusas inútiles.

-Vale... los otros habitantes del planeta han sido avisados... pero por favor... espere hasta mañana... no... no lo haga... un momento mas... sus zapatos... ejem...

-Corto la corriente, le he dicho que no me haga perder el tiempo. ¡Tengo otras cosas mas importantes que hacer!

La energía fue cortada... y el antipático técnico de la compañía se encontró de repente flotando a cinco metros en el aire...

-¡¡¿¿Pero que pasaaaa??!!

-Pasa que usted ha sido informado de casi todos los procedimientos reglamentarios. También los generadores gravitacionales están alimentados con energía. Le aconsejo que no agite demasiado, sino va a entrar en órbita entorno a la estrella mas cercana.
Mañana, o incluso mas tarde, cuando el asunto esté solucionado al fin, usted se encontrara de nuevo con los pies en el suelo.
Tal vez, si estoy de humor, le traeré un colchón sobre el que caer, en el momento adecuado.
Y ahora tengo que volver a casa, que mi primo ha venido de lejos para verme. ¡Feliz Navidad!


lunedì, dicembre 25, 2006

Baja Gravedad (1)

Felice Natale a tutti!
Per festeggiare queste feste posto -in due parti- un racconto breve di Massimiliano, tradotto da me in castigliano in omaggio ai lettori spagnoli.
L'originale lo trovate su Parola Sprecate.




-¡Hola primo! ¿Que tal? Al fin viniste a verme por esta Navidad y yo -cabrón- que pensaba que los dos años-luz que nos separan te habrían desalentado...

-¡Hombre! El viaje ha sido un poco fatigante, no lo niego. Estas nuevas compañias baratas no ofrecen mucho confort a bordo. Sin embargo soy feliz de estar aquí contigo y ver como estas y como vives. Las tías me van a cubrir de preguntas cuando vuelva.
¿Pero dime, como se vive en este pequeño planeta artificial que has creado con tus socios? ¿No te aburres de estar en un lugar tan aislado?

-Efectivamente es pequeño, pero esta zona de la galaxia es tranquila y hay buen rollo en el planeta. Desgraciadamente no tenemos tiempo para aburrirnos: la comunidad esta sin un duro y tenemos que trabajar un montón.

-Pero, exactamente, que hacéis?

-Cultivamos cristales...
Mira: estamos en una colonia muy pequeña, es un disco de diez kilómetros de radio, como has visto cuando has aterrizado.

-Si, perecía que nos posábamos encima de una moneda perdida en el espacio...

-Claro, es la idea que tienen todos los que llegan aquí por primera vez, y no creo que vaya a cambiar con el tiempo.
Estaba diciendo... la masa de este disco que flota en el espacio sideral es muy pequeña. Hay que entender que, debido a lo denso que es el material que lo compone, su fuerza de gravedad solo puede ser extremadamente reducida. Casi insignificante...

-¡Coño! Es verdad! ¡No se me había ocurrido! Y dime: ¿porque nosotros dos estamos andando con lo pies en el suelo en vez de flotar como globos?

-Ondas gravitacionales. En la otra cara del disco hay unos generadores de ondas gravitacionales. Por eso podemos permitirnos unos diez metros de atmósfera encima de nuestra cabeza. Pero algunas zonas han sido dejadas voluntariamente sin gravedad, es allí donde hemos construido los invernaderos.

-Los invernaderos... los he visto cuando os estaba sobrevolando. ¿Es allí donde cultiváis los cristales?

-Exactamente. Los cristales crecen muy lentamente y la fuerza de gravedad representa un factor decisivo en su desarrollo. Aquí, suspendidos en los invernaderos, pueden crecer simétricamente en todas las direcciones.
Las aplicaciones de estos cristales son muchas y los pedidos están destinados a subir... es lo que esperamos.
Es que tenemos muchísimos gastos y ahora, todo lo que ves tienes que considerarlo como una inversión en el futuro.
Como te decía antes, estamos un poco cortos de dinero...
Bien, hemos llegado a un invernadero. Sígueme, te enseño el interior.
Antes de entrar, ponte estas botas gravitacionales, si no acabaras flotando como los cristales.

-¡Estupendo! ¡Espectacular!

En el invernadero flotaban, ligeros, miles de cristales de todas las formas y tamaños, con colores increíbles. Efectivamente todos los cristales tenían una fuerte simetría que se podía evaluar a simple vista.
La luz, entrando por los vidrios y golpeando los cristales, venia refractada en todas las direcciones, ofreciendo un espectáculo de una maravilla inimaginable.

-Que bonito es... Aunque los veo cada día, el asombro y la emoción que me suscitan nunca para.
Vente, te llevo a ver el otro invernadero. Tiene una exposición diferente a la luz y los colores que genera son mas suaves y relajantes.
No te quites los zapatos, vamos a estar solo un momento fuera de la zona sin gravedad: te parecerá que pesas el doble y que estas casi pegado al suelo.

Después de haber visitado los invernaderos, los dos primos se dirigen hacia otra estructura.

-Y ahora la zona de las maquinas. A través de este hoyo podemos ir a la otra parte del disco donde hay, juntos a los generadores de ondas gravitacionales, todos los otros aparatos que nos permiten vivir aquí... Pero espera... que pasa?
¡Oye! ¿Quien es usted? ¡Aléjese de allí, aquel es el generador de la energía!

sabato, dicembre 23, 2006

Global Orgasm

We came in peace

I was there. :)



martedì, dicembre 19, 2006

Si sono spazzolati via tutto

Sabato scorso abbiamo ospitato in casa l'annosa cena di gruppo. Si tratta di quelle cene di Natale e fine anno che ogni azienda organizza e noi altri, per non essere da meno, abbiamo tenuto a riunirci tutti per "fare gruppo" e lo abbiamo fatto in casa.
C'erano quindi praticamente tutti del gruppo di AI, uniti malgrado le lotte intestine passate, più qualche altro collega dell'università. Quasi tutti cervelli in fuga dal proprio paese, da Taiwan al Venezuela, passando dall'Italia e finendo tra la Svezia e l'Argentina. A pensarci bene, credo che ci sono solo 2 catalani (per non dire "spagnoli") nel nostro gruppo, su un totale di una diecina di persone.
Comunque, tornando alla cena, è stata un'esperienza degna di nota (e di blog).
E. ed io abbiamo passato il pomeriggio cucinando piatti turchi, francesi, spagnoli e italiani. Ci siamo condivisi un forno piccolo e il materiale da cucina. Sorprendentemente (lo dico perché non penso di essere una persona facile e perché la situazione avrebbe potuto facilmente degenerare) è andato tutto liscissimo. E' andata tanto bene che, se la Scienza non dovesse portare i suoi frutti, abbiamo sempre la ristorazione che potrebbe aprirci le sue braccia!
Ok, a un certo punto ho messo la mano nell'acqua della pasta e poi la terrina di verdure non era del tutto autoreggente. Ma, siccome tutto è stato apparato più che bene e che sono stato consolato dagli abbracci delle due coinquiline, non posso assolutamente lamentarmi.

All'arrivo degli ospiti -una ventina in tutto- i piatti hanno iniziato a uscire diligentemente e in ordine dalla cucina. Ovviamente ero ai fornelli e delegavo S. (essendo padrona di casa, in fondo) a ricevere la gente. A un certo punto è arrivato E. in cucina, mezzo divertito e mezzo disperato (mi chiederete come ciò è possibile: beh, è possibile): "Non parlano!"
-Come non parlano?
-Stanno seduti tutti attorno al tavolo, mangiano e non parlano. Possibile che senza il capo (NdA: il megacapo, H.G., all'ultimo momento non ha potuto venire) non sono capaci di pensieri propri?
Esco dalla cucina e mi ritrovo davanti uno spettacolo sorprendente: compagne mal assortite, facce tirate, personaggi da circo...
Molto strano perché, anche se un poco nerd, è gente simpatica, alla mano. Erano impacciati da qualcosa e solo M. sembrava a suo agio cercando di mettere animo alla serata.
Al ché switcho in modalità buffone e mi butto nella mischia. Piano piano, non senza fatica, iniziano a distendersi. Con E. pensiamo di buttare in campo tutta la birra e il vino che avevamo, in ordine del tutto randomico. Sembra funzionare, malgrado l'alta percentuale di astemi e vegetariani (ai quali avevamo pensato, badate bene, non sono così razzista. Cioé si, lo sono, ma ho il senso dell'ospitalità che mi salva in queste occasioni).

Alla fine il nodo si scioglie e tutti iniziano a parlare con tutti. Alla fine si sono divertiti, credo. Avevamo cucinato molte cose e parecchi avevano portato cose cucinate da loro. Credo che il cibo copriva praticamente tutti i continenti. E si sa: mangiare bene mette di buon umore.
Il successo della serata non l'ho deciso io per consolarmi: come si può giudicare dalla foto qui sotto, malgrado l'abbondanza di cibo, si sono spazzolati tutto!

il campo di battaglia, il giorno dopo.

domenica, novembre 19, 2006

Un paio di considerazioni sull'IA

Ho l'impressione da qualche tempo a questa parte, che tutta la parte di "ricerca automatica di una soluzione per un problema dato" (NdA: Questa potrebbe essere una buona definizione di IA, a conti fatti) si concentra molto sulla "ricerca di una soluzione ottimale", tralasciando molti aspetti fondamentali.
Ricordo che la Minicozzi disse una cosa che mi aveva colpito molto (in effetti si tratta una delle due cose utili che mi ha dato quel corso di IA, per il resto totalmente risibile). Disse che i programmi di intelligenza artificiale potevano anche sbagliare o non trovare una soluzione ottimale.
Questa affermazione nasconde un aspetto fondamentale di questo campo: un'intelligenza non è una macchina per esplorare alberi di ricerca. Un'intelligenza può anche non trovare una soluzione ottimale, l'importante è che ne trovi una e che questa non sia troppo stupida.

Una mente allenata risolve problemi in base alla sua conoscenza. Non è detto che trovi la migliore soluzione ogni volta, però ci si aspetta che ne trovi una abbastanza buona. Le macchine potranno incamerare nel futuro moltissima conoscenza e quindi ci si aspetta che un sistema di IA risolva bene un numero grande di problemi.

IA è sopratutto (come dice Hector Geffner): 1) rappresentazione della conoscenza e 2) euristica. In nessuno di questi aspetti dell'IA vi è la nozione di "ricerca esaustiva".
Rappresentazione della conoscenza vuol dire poter scrivere in maniera compatta e chiara i dati importanti di un problema, di una situazione e le informazioni incamerate.
Ricerca euristica implica una valutazione della lontananza della soluzione dalla situazione attuale. "Valutare" non è "sapere" e quindi una componente di incertezza deve far parte del problema. Questo già significa che una soluzione esatta non è prevista dal sistema in questione.

Allora perché tutta questa competizione sulla rapidità e sull'ottimalità?

lunedì, ottobre 30, 2006

La scoperta dell'acqua calda

Stamattina è stata come un'illuminazione! Le difficoltà nel legare (in tutti i sensi) con la popolazione locale hanno una ragione e finalmente vi ho messo il dito sopra! (o almeno su parte di essa).

Stavo pensando di invitare a cena un paio di amici. Oddio, amici...
Stavo pensando di invitare a cena un paio di persone con le quali esco da più di un anno e con le quali -in teoria- dorei stare in confidenza. Poi ci ho ripensato: suonerebbe strano a loro e anche a me.
Il fatto non è che non siamo amici (andiamo d'accordo e ci fa piacere vederci -o almeno così pare), ma non stiamo in confidenza. Forse con Q. un poco, si, ma sicuramente non con V. Colpa mia che all'epoca non ci ho provato con determinata convinzione (tentare di sedurre una donna aiuta a rompere il ghiaccio... generalmente). Pensate che ho considerato una grande vittoria il fatto che lei si sia proposta di parlarmi catalano per farmi praticare! Ai nostri tempi o dalle nostre parti una grande vittoria sarebbe stata una cena a lume di candela o un invito a passare il weekend in campagna, con presentazione di tutta la famiglia che ti dice: "Ritorna quando vuoi, gli amici di nostra figlia sono sempre i benvenuti".
Che differenza!
Ecco, il punto è questo. Con tutta questa bella gente non abbiamo mai parlato di noi. Di noi stessi, intendo.
Sicuramente l'ho fatto io, nelle mie maniere contorte, ma anche scherzando oppure perché la mia vita è di dominio pubblico. Dall'altro lato, niente.
Non sto dicendo di "fare la cronaca" della propria vita, ma di discutere di sé ascoltando l'opinione dell'altro, mettersi sul tavolo insomma.

Dal momento dell'illuminazione non faccio altro che valutare i miei rapporti con le persone che ho conosciuto. Come mai sono amico dell'uno e non dell'altro? Cosa ci blocca?
Non so ancora dire se si tratta della causa o dell'effetto di un legame, il fatto di raccontarsi, ma sicuramente è parte integrante di un rapporto e dell'attrazione reciproca.

Con E.? Come mai ho un rapporto affettivo con lui visto che non parla? Vivendoci assieme non c'è bisogno di parlare... anche se a volte non guasterebbe. Siamo come parenti: viviamo assieme e leggiamo l'umore dell'altro tutti i giorni nei gesti e nelle parole.
Con A. siamo molto amici perché c'è un confronto quasi continuo, fatto di scherzi e altro. Un rapporto di amicizia normale.
Mi sento perfettamente a mio agio quando parlo con S. perché parla di sé. Caspita! Non è possibile che nell'aprirsi vi è la chiave di volta dei rapporti umani?!? Sembra essere la scoperta dell'acqua calda! Però è vero che con mia figlia non mi faccio più paranoie dal momento in cui i suoi racconti personali non si sono più limitati alla semplice cronaca.
Sento molto più vicina S. da quando l'ho vista sposarsi (lo ammetto, per anni non l'ho cacata nemmeno di striscio). [Che matrimonio ragazzi! Non pensavo di potermi emozionare, di poter essere triste e felice di vederla vestita di bianco, così bella. E poi tanta bella gente, la cerimonia molto curata, l'attenzione ai dettagli... Roma ora ha assunto un altro aspetto ai miei occhi.]
Sembra che i barbecue di gruppo hanno senso ora, che non siano solo un'abitudine goffa, di fantozziana memoria. Vero che si può offrire agli altri solo apparenza, lasciandosi scivolare addosso tutto quanto. Però i più non lo fanno ed è bene così.
L'affetto viene dal contemplare l'intimità dell'altro, le sue debolezze e sentirsene partecipe.
Una soluzione allora alle difficoltà di relazione potrebbe essere solo nell'abbassare lo shifgrethor e aspettarne le conseguenze.
Basicamente vi è indifferenzaPoi mi vengono in mente le parole di Barney Panovsky: "These meandering memoirs do have a point after all. Over the wating years I have levered free of many a tight spot leaning on a fulcrum of lies large, small, or medium-sized. Never tell the truth."

giovedì, ottobre 12, 2006

Oggi qui è giorno di festa: 12 ottobre, festa nazionale, Madonna del Pilar, e nel 1958 la festa fu dichiarata 'giorno della hispanidad', cioè della Spagna e di tutte le nazioni di lingua e cultura spagnola.
Si festeggia contemporaneamente la Madonna e con essa la "scoperta" dell'America (Colombo era partito a bordo della Santa Maria) e la cacciata dei Saraceni lo stesso anno 1492 dal territorio iberico. Festa di una Spagna ritrovata e di un'unità etnico-culturale che forse non è mai esistita e tanto meno oggi.
Di tutti gli Spagnoli che ho conosciuto, credo nessuno si sia mai definito tale. Sono tutti Catalani o Galiziani o Baschi... La più nazionalista si dichiara Vallecana, ossia di un quartiere madrileno ben diverso -a suo dire- come cultura e appartenenza sociale al resto della capitale. Chissà se i tanto odiati Re Cattolici avevano essi stessi questo senso di appartenenza a una nazione spagnola?
Ma sto divagando...
Oggi, festa nazionale, sono a lavoro. Migliaia di cose da fare e un cervello da mantenere occupato. Questa settimana ho decisamente varcato la soglia! La mia passione per molteplici interessi e in particolare per il complicarsi la vita, ha fatto sì che in questi giorni ho persino mescolato casini lavorativi a caos sentimentale. Forse il rompermi una cartilagine della mano è stata l'azione meno furba del periodo, ma sicuramente anche quella meno complessa da gestire.

giovedì, ottobre 05, 2006

Affari di famiglia

Il gruppo di AI, qui alla Pompeu, è composto da personaggi più che da persone. Chi altri che emarginati sociali, ingrippati di console o studenti svogliati potrebbero unirsi per tentare di realizzare l'irrealizzabile?

In questo piccolo mondo vi sono ovviamente dinamiche politico-sociali, anche se molto rilassate. In effetti non ci sono stati -finora- reali motivi per lottare tra di noi e l'atmosfera è molto tranquilla e amichevole. Davvero una situazione ideale per lavorare, più con compagni che con colleghi?
Tutto tranquillo insomma... finora.

Da poco è arrivato dal Brasile F., nuovo studente di dottorato. Lo conoscevamo già in quanto era venuto a dare un seminario lo scorso anno. Seminario nel quale fu crocifisso vivo, questo sia detto fra parentesi. L'aggiunta di un nuovo elemento al gruppo rappresenta un problema di per sé, si tratta piuttosto di una buona notizia, un potenziale compagno di birre e uscite varie. In questo caso però si è scatenata una subdola la lotta.
La domanda che ci poniamo è la seguente: "Quale sarà l'ufficio di F.?"AI team
Non è una domanda innocente: i posti sono limitati, anzi limitatissimi. In verità di posto libero ce n'è uno solo... e nessuno lo vuole occupare.
Si tratta della scrivania di O., bravissimo ragazzo andorriano, matematico che lascia il gruppo per dedicarsi ad altre ricerche. Nella fattiscpecie, la scrivania di O. si trova nell'ufficio di fronte al mio: una stanza piccola con 2 occupanti. Il secondo inquilino è H.
H. è un teorico. Sicuramente una bravissima persona oltre che a un genio della logica, però veramente troppo fuori dalla realtà e dalle convenzioni sociali. No, non sono un bacchettone, non guardo dall'alto in basso chi fischia a tavola o chi ha tic compulsivi. I punkabbestia (qui graziosamente chiamati "perroflauta") mi fanno un baffo. Questo per dire che di gente strana ne ho vista... come tutti quanti voi, probabilmente. Difatti H. non è strano in quel senso. H. combatte le sue fobie non parlando.

Ipercontrollato. Si autodefinisce "l'uomo del mistero", facendo correre un fastidioso brivido lungo la schiena. Ha un senso dell'umorismo gelido quanto il suo sguardo. Quando cerca di essere amichevole, gli occhi del suo interlocutore cercano disperatamente un appiglio, vagando sfenatamente longo tutto l'arco visivo alla ricerca una parvenza di complicità. Nessuno invece incrocerà quello sguardo, temendo di venir trascinato in quella conversazione dove sudori freddi accompagnano ogni silenzio, ogni domanda la cui risposta potrebbe essere una trappola.

Barbecue aziendale dello scorso sabatoPer alleviare la tensione e "fare gruppo", ci siamo ritrovati tutti (o quasi: le assenze sono state evidenziate senza pietà) a un simpatico barbecue fuori porta.

Questo piacevole quadretto per dire che il capo, H.G. (forse il più personaggio tra tutti noi) ha qualche remore nel rischiare la salute mentale del nuovo arrivato, lasciandolo prendere posto nell'ufficio con H. Infatti, il capo sta cercano un volontario.
Tale richiesta si è palesata nella persona di H.P., nostro notevole compagno di ufficio (una volta una bambina all'aeroporto di Manchester lo ha indicato chiedendo: "What's that?"). Egli ha tentato subdolamente di convincere ciascuno di noi, prendendolo in disparte o avvalendosi della complicità di terzi. Il rischio per lui è grande, in quanto è il dottorando più anziano: il posto di O. gli spetta
di diritto (qualunque cosa ciò voglia dire).

Quindi da qualche giorno il dipartimento di Intelligenza Artificiale sembra un tavoliere di Cluedo. Sguardi ammiccanti o minacciosi. Domande interrotte a metà. Sedie che scompaiono e riappaiono nella "stanza difronte". Post-it in brasiliano. Seminari cancellati per assenza dello speaker. La tensione si è fatta insopportabile...
...speriamo che duri!

lunedì, settembre 25, 2006

Fiesta de la Mercé!


Questo è il primo video che metto su questo blog (le dimensioni non sono ancora ottimali e soffre di altri problemi tecnici).
In questo ultimo fine settimana c'è stata a Barcellona la festa della Mercé, la Madonna locale. Concerti in piazza, manifestazioni popolari, folla, folklore, alcol e cibo: tutto c'era in giro e a disposizione in questi giorni. (Difatti Emil mi proponeva di vedere se non offrivano una sorta di premio a chi riuscisse ad essere presente in tutte le feste della città in un anno).

Comunque, per tornare a bomba, domenica mattina sono andato con la mia incantevole nuova coinquilina a plaça Sant Jaume per vedere i
castellers. Si tratta di una manifestazione catalana dove uomini salgono in cima l'uno dell'altro fino a formare torri alte vari piani.

Tra le varie pecche tecniche del video appare evidente il faglio della "decostruzione" del castell (che in questo caso è andata a buon fine). A volte crolla in una vera e propria pioggia di uomini (a Tarragona l'anno scorso una bambina è morta proprio per via della caduta del castell). Il crollo è comunque quasi sempre senza danni agli uomini se non al loro orgoglio, a meno che... non abbiano completato prima la torre (come è avvenuto a Vilafranca del Penedès quando completarono per la prima volta un 3 di 10 - figura particolarmente difficile e che richiede molti partecipanti)! La figura viene considerata completa quando l'ultima persona a salire è in posizione. Applaudire anzitempo è da
ghiri, da turista ignorante.
Sarò pure un ghiri, però queste cose mi colpiscono sempre. Sono emozionanti. Sarà probabilmente la partecipazione corale della piazza a indurre nello spettatore un senso di appartenenza, ma credo che queste manifestazioni racchiudano molto di più. Come per i gigli di Nola, ad esempio, dove ci si perde tra la folla, sudati e vocianti come tutti, in un senso quasi di isteria collettiva.

Qui la metafora soggiacente (delle vecchie generazioni che sostengono le giovani: i più anziani sono alla base della torre mentre i più giovani salgono in cima, anche a 4-5 anni) è particolarmente forte e coinvolgente.

Vuoi vedere che piano piano la Catalogna mi sta contagiando?!?

martedì, settembre 19, 2006

Contaminazioni

C'è la mia coinquilina che ha la tosse. Un tosse brutta, che non ti fa dormire. Al ché mi son alzato e antato a prepararle una specie di grog con gli ingredienti che restano, ossia nessuno. Sono però certo che con un po' d'acqua calda, del miele e della vodka si possano conseguire miracoli. Divago, come al solito...
Il punto è: da dove ci viene questa "pietà" verso gli sconosciuti. Il sentimento che mi ha spinto all'alzarmi dal letto a notte fonda è anch'esso curioso: il pensiero che qualcuno stia soffrendo a due passi da te e che tu possa aiutare concretamente. Una voce che ti dice: «Ekkekkazzo, sta alla porta affianco e vivete assieme!» La sorpresa è che questo richiamo umanista ti spinge ad agire quando potresti fare lo gnorri. Non è amore, non è istinto materno, non è amicizia. Però è qualcuno con cui compartisci la vida: è questo che la rende qualcuno di cui devi (pre)occuparti?
Da dove ci viene tutto ciò? Saranno le famose "radici cristiane"? Ci viene dalla Palestina ed è questa la vera rivelazione del Cristo? Esisteva nell'Evo Antico questo slancio verso la creatura uomo? I Romani? I Greci?
Ho proprio avvertito che facevo qualcosa per radicazione atavica, una lezione della storia –in un certo senso– e per questo mi interrogo sulle sue origini.

Altra cosa. L'espressione napoletana: "Fa' 'o gallo 'ngopp'a munnezza" non ha equivalenti in italiano, non esiste né in francese né in spagnolo o catalano; di contro la si ritrova praticamente identica in turco e in libanese. Che origine comune ha, da dove è nata la contaminazione? Ci viene dai Bizantini? addirittura dai Fenici?
Chi ha la risposta, la posti per piacere.

A proposito, nel mentre che bolliva l'acqua e scrivevo queste righe, L. si è addormentata da sola. Vai a fare del bene alla gente!!

giovedì, settembre 14, 2006

Siamo tornati!

Finite le vacanze, finita l'estate. Sono tre giorni che piove a dirotto (con fulmini e tutto) su una città ormai disertata dai turisti.
Fortuna che l'adolescenza è passata o che gli ormoni si tengono calmi in queste ore, altrimenti mormorerei persino camminando Il pleut doucement sur la ville di Verlaine, come ho fatto tante volte in passato, con l'umore sbagliato.
Comunque sono tornato alla vita universitaria, con gli studenti che pretendono di passare un esame per il quale non hanno studiato e con il relatore che fa la faccia truce perché non hai combinato una ceppa. Finita la vacanza e la spensieratezza: sembra che mi sia portato a casa più incoerenze che alla partenza. Ci sto lavorando sopra, tranciando col machete.
Il divertente sta nel fatto che, appena risolta una situazione, me ne creo subito una nuova più intricata di prima! "Rimpiangere? Rimpiangere mai!", diceva il buon Francesco. Questo è l'incubo che perseguita noi post-trentenni: il dubbio di esserci lasciati sfuggire qualcosa tra le dita della mano, quando potevamo trattenerla qualche secondo di più. Al ché si diventa come una discarica sentimentale, dove la logica ormai non ha più voce in capitolo.
Se avete una soluzione, vi prego di comunicarmela.
Attualmente sto cercando di applicare la teoria di M. dei cluster affettivi non interferenti, ma ho dei problemi con gli overlapping.